Senza categoria 25 | 05 | 2021

Che i numeri del vino relativi all’anno nero della pandemia fossero controversi e di difficile lettura era chiaro già alla fine del dicembre scorso. Tra le perdite effettivamente registrate dalla filiera non sono mancati piccoli esempi virtuosi, come quello delle chiusure in positivo dei mercati svizzeri e svedesi, o la crescita del segmento GDO, che lo scorso anno ha toccato nuovi ed interessanti traguardi.

Ed è vero che se, nel complesso, a soffrire maggiormente gli effetti della crisi sono state le cantine legate più di altre al canale Horeca, altrettanto vero è anche che c’è chi ha saputo reggere bene l’urto con l’emergenza sanitaria, guadagnando addirittura qualche punto in percentuale.

Tra tutti, il caso più interessante riguarda quello dei vini toscani, come emerso dallo studio condotto ISMEA e Camera di Commercio di Firenze nel corso dell’ultima edizione della Wine Week 2021.

Vini toscani nel 2020: giù l’export ma cresce il consumo interno

Con un indice del -9% rispetto all’anno precedente, l’export di vini toscani nel 2020 ha registrato perdite sensibili. Molto più rispetto ad altri importanti vini del Bel Paese. Tuttavia, è stato il consumo interno fare da cuscinetto, con un +5% che va ad accrescere complessivamente dell’+11% le vendite della filiera nel 2020.

Un risultato, certamente, non improvvisato, ma frutto della preparazione di produttori e consorzi toscani in termini di innovazione e posizionamento online, che già negli anni scorsi avevano iniziato a mostrare grandi risultati. Strategie e canali, come i tasting digitali, le campagne mirate sui marketplace di settore, gli incontri online con importatori e una efficace rete di wine delivery hanno concesso alla filiera di restare complessivamente a galla.

Strategie che lasciano ben intendere come, dopo anni di pioneristici investimenti per l’apertura di mercati esteri, i vini toscani siano ancora ampiamente legati anche al pubblico locale.

In questo senso, l’evento di questa settimana è stato, sì, un modo per fare mente locale, dati alla mano, sulle strategie intraprese da consorzi e aziende della regione, ma anche un’occasione di incontro per 170 cantine e altrettanti operatori di settore. Il primo così numeroso dall’inizio della pandemia.

Numeri del vino: i tuscany nella grande distribuzione

Ruolo determinante per il mercato dei vini toscani è stato rivestito dalla GDO, che nel corso del 2020 è stata in grado di assorbire parte dei 758mila ettolitri non esportati a causa della pandemia. A pesare maggiormente sulla filiera sono stati senza dubbio i ripetuti blocchi alla ristorazione, sia italiani che internazionali.

Fattore che, sommato a tutte le altre ripercussioni pandemiche, ha determinato un 9% in meno in termini di export rispetto al 2019.

Tuttavia, i dati ISMEA confermano come quelli toscani siano ancora tra i vini preferiti dagli italiani. A cambiare, invece, è il consumatore medio. Se fino ad oggi, infatti, il target era principalmente quello di uomini di mezza età, settentrionali e di reddito medio alto, l’attuale consumatore vede un ingresso sempre più partecipato di under 35% e un exploit delle regioni del sud (+23%).

Sintomo di un’Italia sempre più aperta e interessata al vino, che fa della qualità un punto fermo per la scelta dei prodotti. E con i suoi 60mila ettari vitati, 99% dei quali dedicati a Dop, 52 denominazioni e oltre 13mila aziende impegnate nel settore, la Toscana si riconferma tra le punte di diamante dell’italian wine.

Export, BtoB e Retail: il vino toscano alle prese con il cambiamento

Non si è fatta attendere la risposta dei vini toscani in termini di innovazione. Già prima dell’avvento della pandemia, gli investimenti in digitalizzazione avevano iniziato a prendere piede tra le cantine. Processo che, nel giro di pochi anni, aveva trasferito gran parte della produzione enoica regionale sul web.

A seguito dell’emergenza sanitaria, l’intento è quello di incrementare ancora, soprattutto in virtù dell’interessante abbassamento relativo all’età media dei nuovi consumatori. E-commerce, enoturismo, degustazioni online e fiere digitali: il futuro del vino italiano è già una realtà in Toscana, dove gran parte delle aziende sono riuscite a far fronte all’urto con la pandemia anche grazie alle nuove tecnologie.

E si pensa già al seguito della Wine Week con il BuyWine 2021: evento della durata di un mese, completamente digitale, che fino al prossimo 11 giugno ospiterà 130 buyer da tutto il mondo.

Gli importatori, selezionati da PromoFirenze, hanno già ricevuto le campionature per il tasting digitale, durante il quale avranno modo di visionare il materiale promozionale di ogni cantina direttamente online.

Ocm Vino: un contributo indispensabile

Con la revisione del piano di rendicontazione e l’inserimento delle strategie online tra le attività finanziabili dell’ultimo bando Ocm Vino Paesi Terzi, l’Unione Europea ha voluto lanciare un segnale. L’Ocm ha da sempre rappresentato una misura indispensabile per il settore enologico, specie per l’internazionalizzazione di quello italiano.

Grazie a contributi mirati per l’apertura di nuovi mercati all’estero, il successo del vino italiano in questi ultimi anni ha raggiunto traguardi senza eguali. In un periodo di profondi mutamenti, come quello che stiamo vivendo, finanziamenti di questo tipo rappresentano un contributo importantissimo per ampliare opportunità e orizzonti, restando competitivi a livello internazionale.

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