Senza categoria 16 | 09 | 2020

La ricerca online di importatori per vendere vino all’estero sta rivoluzionando il modo di fare export in Italia: come iniziare?


La spinta tecnologica dettata dalla crisi sanitaria ha segnato un punto di svolta in tutti i settori. Dalla ristorazione alla ricettività, dalle amministrazioni pubbliche alla formazione, fino alle attività sportive e culturali. Non ne è stato esente il mondo del vino che, dopo primi e importanti provvedimenti a tutela della filiera, è tornato a concentrarsi sull’asset principale: l’export.

Tra i vari aspetti che caratterizzano l’universo enoico italiano e internazionale, l’export riveste certamente un ruolo chiave. Basti pensare che ogni anno, oltre il 60% del vino prodotto in Italia prende la via dell’estero. USA, Germania, Regno Unito i principali Paesi Target, vicini ai quali, nell’ultimo anno, sembrano essere spuntati nuovi approdi, insieme alla pesantissima retrocessione della Cina, alle prese con l’emergenza ancora in corso.

Un mercato, quello dell’export, fondamentale per l’intero indotto enoico del Bel Paese, ma al tempo stesso divenuto particolarmente difficile. E se, da un lato, le ragioni vanno individuate in una sempre maggiore competitività, sia interna che esterna al mercato, dall’altro è indubbio come ulteriori difficoltà siano scaturite dalle complicazioni direttamente legate all’emergenza.

Impossibilità di spostarsi, minore affluenza di operatori internazionali all’interno degli eventi fisici, maggiorazione dei costi di viaggio e pernotto, timori e nuove regole di spedizione e stoccaggio dei vini. Restrizioni, cambi di rotta e complicazioni che hanno condizionato le prestazioni di mercato in questa prima metà del 2020.

Nonostante tutto, però, i numeri del vino italiano all’estero continuano a registrare segnali positivi, anche laddove i bilanci stagionali evidenzino chiusure in rosso. Perdite, cioè, tutto sommato giustificabili dall’incertezza del momento e, certamente, minori rispetto ad altri top competitor internazionali del tricolore, che sembrano aver sofferto molto di più.

La verità è che, negli ultimi anni, il vino italiano ha saputo costruire la propria brand identity sulla qualità. Un valore in grado di rappresentare un ammortizzatore nei confronti della crisi, come emerso da una recente ricerca sulle possibilità del vino italiano nel Regno Unito post Brexit. Il problema, se così possiamo definirlo, non è – infatti – vendere di per sé, quanto trovare potenziali acquirenti senza il supporto di fiere di settore, matching e altri eventi B2B, al momento in sospeso.

Come sopperire a questa mancanza, assicurandosi un canale preferenziale anche per il futuro in caso di un nuovo dilagare dell’epidemia? La soluzione esiste, ed è già alla portata di tutti.

Wine Export: i produttori italiani si spostano online

Le potenzialità offerte da internet avevano iniziato ad interessare produttori e operatori dell’export prima della pandemia. Con l’avvento di quest’ultima, tuttavia, abbiamo assistito ad una vera e propria accelerazione, specie per quanto riguarda l’incontro con gli importatori.

Un’attività oggi possibile grazie a chatroom messe a disposizione da agenzie di mediazione, le stesse che, solo fino allo scorso anno, accompagnavano produttori e operatori in fiera, creando sinergie tra i due. Non semplici sistemi di messaggistica veloce, ma veri e propri portali per la selezione e l’incontro con importatori da tutto il mondo, scelti in base al Paese di provenienza, tipologia di vini e mercato di riferimento (enoteche, GDO, HoReCa, etc).

Il tutto con un sostanziale risparmio in termini di spese di viaggio, allestimenti fieristici, trasporto di campionature, mediazione linguistica e pernotti per i produttori, che in questo modo possono concentrasi sul lavoro in cantina senza assenze nei periodi caldi delle fiere internazionali.

Fare export online: finanziamenti previsti

Una novità, quella dell’export online, innovativa, interessante e, non da meno, sostenibile al punto da essere stata inserita nell’ultima revisione di rendicontazione del bando Ocm Vino 2020.

Non è escluso, è anzi fortemente probabile (nonché auspicabile), che in futuro sarà una strategia sempre più promossa all’interno di bandi e finanziamenti di settore, in modo da incentivare una larga diffusione della pratica e un maggiore abbattimento dei costi.

A poco servono, per il momento, altre strategie meno consolidate e dimostratesi poco fruttuose per i produttori. Tra tutte, quella dell’e-commerce che, dopo una prima spinta iniziale, è stata drasticamente ridimensionata a seguito del lockdown della primavera scorsa.

Principale criticità di questo canale è, infatti, quella di rivolgersi quasi esclusivamente ad un pubblico locale, con poche possibilità di intercettare davvero i favori di quello internazionale. Il tutto con maggiori difficoltà per i produttori, sia in termini di organizzazione (per spedizioni al dettaglio) sia per la poca marginalità concessa dai principali marketplace di settore.

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