Senza categoria 25 | 03 | 2021

Che fosse troppo presto per cantare vittoria lo avevamo detto appena qualche settimana fa e in effetti le prime ripercussioni della Brexit iniziano a farsi sentire anche per i produttori di vino italiano. A poco sembra, per il momento, essere servita la recente intesa tra Regno Unito e UE che, di fatto, sta tutta nell’aver scelto di non siglare alcun accordo in un momento tanto incerto per le economie internazionali.

Tutto posticipato, o meglio, da discutere, tra possibili approvazioni di nuovi deal sui prodotti di importazione e nuovi standard di etichettatura per limitare la contraffazione, specie quella a marchio made in Italy. Un argomento sul quale sono recentemente tornati ad esprimersi il presidente dell’Unione Italiana Vini Paolo Castelletti e l’eurodeputato Paolo De Castro, concordi sull’importanza di introdurre nuove norme, necessarie a contrastare la possibilità di concorrenza sleale tra produttori italiani e non, in termini di valorizzazione e vendita di prodotti qualitativamente certificati come made in Italy.

Una battaglia importante che, oggi, si gioca proprio in Gran Bretagna dove, più che altrove, negli scorsi anni sembrava essersi affermata la pratica di commercializzare falso Prosecco in lattina o, addirittura, kit per produrre in casa Barolo o Parmigiano Reggiano.

Export vini in Regno Unito: il 2021 inizia male per l’Italia

I dati Istat sui numeri del vino italiano, analizzati da CIA – Agricoltori evidenziano un crollo del 27,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato, tutto sommato, falsato dall’avvento della pandemia che, lo scorso gennaio, non aveva ancora iniziato a produrre effetti in negativo per le transazioni.

In più è doveroso ricordare che, proprio all’inizio del 2020, l’Italia (del vino e non) registrò un sensibile incremento delle transazioni, anche dovuto ai primi timori dell’avanzata pandemica proveniente dalla Cina.

Ad oggi, solo in Gran Bretagna, il comparto agroalimentare italiano vale oltre 3 miliardi di euro e l’unica certezza è che non è possibile rinunciarvi. Ma, in questo, una notizia positiva c’è.

Con la Brexit, la Gran Bretagna diventa a tutti gli effetti un Paese Terzo

Ovvero una nazione in cui investire per l’apertura di nuovi canali di vendita di vino all’estero con il sostegno di fondi come l’Ocm Vino, per attività di promozione prodotti e scouting di importatori.

Un aspetto da non sottovalutare, anche e soprattutto in funzione degli ottimi risultati raggiunti dal vino italiano in UK negli ultimi anni. Esempio lampante quello del Montepulciano d’Abruzzo che, specie nel canale della ristorazione britannica, ha saputo raddoppiare in soli tre anni il numero delle esportazioni nel Paese. Ma anche di quello bianchi fermi e bollicine italiane, con Germania e Regno Unito in testa alle classifiche europee per ordinazione.

Il vino è la bevanda alcolica preferita nel Regno Unito

Altra buona notizia è quella degli esiti di una recente indagine condotta dall’ente di ricerca britannico YouGov. Secondo lo studio, il vino sarebbe ormai la nuova bevanda nazionale del Paese, più british del famigerato tè delle cinque.

A preferirlo, soprattutto donne e millennials, ovvero giovani 30-40enni, sempre più alfabetizzati sul tema. Un aspetto, quest’ultimo, utile secondo Coldiretti a frenare la sempre crescente diffusione di vini contraffatti, commercializzati come italiani senza esserlo. Ma, di fatto, solo un mero pagliativo, dal momento che, già con le attuali tassazioni, il vino di importazione nel Paese, come quello italiano, subisce già un rincaro del 61% già prima di finire sullo scaffale.

La paura più grande è che con l’approvazione di nuove spese doganali a seguito del periodo di stallo, fissato da entrambe le parti al 2022, i prezzi potrebbero essere destinati a salire ancora, favorendo, ovviamente, il mercato della frode. Un settore che sottrae al comparto agroalimentare italiano circa 100 miliardi di euro ogni anno.

Per vendere i tuoi vini all’estero affidati a dei professionisti

Le attuali condizioni del mercato, afflitte dall’emergenza Covid ma anche da altri fattori in grado di condizionare le prestazioni, impongono oggi più che mai lo sviluppo di progettualità mirate e impeccabili. Non esiste un mercato globale per ogni vino, ma solo quello più adatto ai tuoi prodotti.

Noi di OcmVino.it vogliamo aiutarti a scoprirlo! Siamo partner di cantine vinicole in tutta Italia per la progettazione e acquisizione di fondi Ocm Vino, con particolare riguardo per la misura Paesi Terzi. Un contributo fondamentale per vendere vino all’estero, con il sostegno a fondo perduto di finanziamenti strutturali europei.

Grazie ad una rete strutturata di collaboratori, operanti in ogni ambito dell’export di vino italiano all’estero, dalla promozione alla vendita, siamo in grado di indirizzare la tua cantina sui canali di riferimento più giusti per i tuoi prodotti.

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