News 17 | 12 | 2019

Cresce la domanda di vino italiano in Giappone. Un Paese che, dopo la Cina, costituisce uno dei principali attori del mercato asiatico.


L’Italia cerca un nuovo spiraglio per comunicare commercialmente con il Sol Levante. Dopo il calo dei consumi degli scorsi decenni, i numeri di mercato sembrano soggetti ad una lenta ma costante ripresa, dettata principalmente dal vino.

Praticamente scomparso dagli scaffali della grande distribuzione alla fine dell’ultimo millennio, il vino italiano torna a fare la sua comparsa in Giappone, ancora timidamente ma con numeri che lasciano presagire l’inizio di una nuova ascesa. Proprio come l’Italia, il Giappone ha subito negli ultimi decenni l’afflizione di una crisi economica dettata da un gigantesco debito pubblico. Un aspetto che ha determinato un impoverimento della popolazione e maggiori ritmi di lavoro per cercare di investire nella ripresa.

Durante questo lasso di tempo il vino italiano, fino ad allora poco diffuso ma comunque presente nel Paese, è divenuto un bene di lusso, per un segmento di mercato benestante e propenso alle novità. Le bottiglie sono, però, scomparse dalle tavole delle famiglie giapponesi-tipo, più orientate al consumo di prodotti tradizionali, come i vini di riso e il liquore Shochu.

Eppure, negli ultimi anni qualcosa sembra essere cambiato, non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa, tanto da sancire nel corso dell’ultimo anno un nuovo accordo di libero scambio entrato in vigore il 1 Febbraio scorso, con conseguenza abolizione dei dazi. Un accordo che ha, forse, contribuito a migliorare le prestazioni di export di vino italiano in Giappone, per un totale complessivo in termini di marginalità di 125 milioni di euro solo nei primi 8 mesi del 2019. Ben 17 milioni di euro in più rispetto al 2018, con una crescita pari al +15,7%.

Un dato importante, sul quale però è ancora necessario lavorare per raggiungere prestazioni attestate dai principali competitor del vino italiano operanti in Giappone. Solo la Francia, per esempio, copre al momento il 55% del totale di importazione nel Paese, con prestazioni incredibilmente migliori rispetto alle nostre.

Vendere vino in Giappone: trend e mercato di riferimento

La cancellazione dei dazi ha inciso positivamente sul rilancio del vino in generale grazie a diffuse operazioni di marketing sul territorio. Nonostante la presenza di questa tassa fosse più simbolica che altro (rappresentava, all’incirca, un rincaro di 0,70 centesimi di euro a bottiglia) la sua dismissione ha alimentato una rinnovata stagione di offerte, tanto per la vendita al dettaglio quanto nei canali GDO o Ho.Re.Ca.

Insieme a questo, la moda diffusa di far tornare il vino una bevanda quotidiana, da tavola, intesa nella maniera occidentale, con nuove competenze in termini di conoscenza del prodotto e del processo produttivo dello stesso.

Tra i vini più gettonati crescono le bollicine, con un margine del +28%. Nonostante questo, i vini italiani rappresentano appena il 15% delle etichette di importazione. Sintomo che è possibile, anzi necessario, fare di più per promuovere nuove eccellenze italiane come il Prosecco, per raggiungere prestazioni equiparabili ad altri mercati nel mondo.

D’altronde, la cultura gastronomica giapponese e quella italiana si accomunano su punti comuni: materie prime di qualità, esaltazione dei sapori, abbinamento.

Un aspetto che contribuisce di certo ad unire culturalmente due Paesi, lontani geograficamente ma vicini in termini di approccio e concezione culinaria.

Altro aspetto fondamentale è la fascinazione del Giappone per l’Italia e le sue eccellenze. Non a caso, uno dei vini italiani più noti al grande pubblico del Sol Levante è il Franciacorta (cresciuto per importazione del +22% nel Paese), legato alla tradizione lombarda e, di rimando, al settore della moda e più in generale alla concezione orientale dello stile di vita italiano. Un vero e proprio brand, capace di parlare dell’Italia raccontando l’eccellenza di un prodotto e le sue peculiarità.

Tra i prodotti italiani di tendenza emersi nel corso della tappa a Tokio del Simply Italian Great Wines Asia & Australia Tour si sono fatti largo il Montefalco Rosso, il Sagrantino, l’Aglianico, il Taurasi, il Rosso di Montalcino, il Brunello, ma anche l’immancabile Chianti Classico, autentica istituzione del vino italiano in Asia.

Secondo Francesco Rinarelli, videpresidente della Camera di Commercio Italiana in Giappone, grazie alla digitalizzazione e a nuovi patti commerciali sempre più convenienti sarà possibile “rompere ulteriormente le barriere di frontiera, tariffarie e di lontananza geografica, polarizzando il vino e altre eccellenze italiane verso mercati consumer meno di nicchia e orientati verso un pubblico più giovane”.

E proprio quest’ultima rappresenta una delle maggiori sfide da vincere. Nei consumi di vino in Giappone, il cambio generazionale non è stato rinnovato da una nuova schiera di consumatori, che ancora prediligono birra e cocktail premiscelati a base di frutta. Un aspetto sul quale la Francia, per esempio, ha già iniziato ad investire per invertire la tendenza, come l’apertura del Beaujolais Nouveau, sostenuto con investimenti ed iniziative.

Documenti per esportare vino in Giappone

Sono necessarie:

  • Fattura export redatta in tre copie in lingua inglese e giapponese, che includa provenienza e origine del prodotto;
  • Dichiarazione doganale DAU EX1 e dichiarazione di esportazione definitiva dall’Unione Europea, emessa da dogana dell’Unione Europea;
  • Documenti di trasporto AIR WAY BILL (AWB) per trasporto in aereo.

Packaging e etichettatura: definizioni da inserire

  • Certificato di analisi da parte di un laboratorio competente, in lingua inglese e giapponese (quest’ultima opzionale, ma consigliata), comprensivo di origine delle merci, data delle analisi, nome e indirizzo del laboratorio che ha compiuto le analisi, descrizione dei campioni e delle loro caratteristiche, risultati dei test fisici e chimici, risultati dei test microbiologici, firma del direttore del laboratorio;
  • I vini destinati alla vendita sono soggetti a normativa standard di etichettatura secondo la Legge sugli alcolici e misure di garanzia pagamento della relativa tassa;
  • Sull’etichetta deve essere presente nome del prodotto/tipo di vino (distinguendo tra vini, vini a base di frutta e vini a base di frutta dolcificati), contenuto alcolico, additivi alimentari, quantità contenuto/volume del contenitore, presenza di anidride carbonica o meno, paese d’origine, nome e indirizzo dell’azienda importatrice e del rivenditore, etichettatura per impedire il consumo da parte di minorenni.

Queste informazioni sono da tradurre in lingua giapponese dall’importatore e stampate su apposita etichetta applicata al prodotto prima dell’immissione al consumo. Buona pratica è quella di inserire riferimenti olfattivi e di abbinamento del vino sull’etichetta. Il Giappone, infine, predilige l’utilizzo di bottiglie di vetro chiaro, a causa delle politiche di riciclo che pongono ulteriori differenziazioni riguardo a vetri di diverso tipo.

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