Senza categoria 04 | 02 | 2021

La Regione Marche raggiunge un invidiabile primato nell’anno nero delle economie mondiali grazie ai suoi vini simbolo: Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica, che chiudono il 2020 registrando rispettivamente il +36,9% e +14,8%.

Il dato, registrato e diffuso da Valoritalia, rappresenta un dettaglio all’apparenza insignificante per il trend complessivo delle filiere eno-gastronomiche italiane. Ma non lo è.

Come già ampiamente dimostrato dalla lettura approfondita dei dati raccolti da Federvini e dall’Osservatorio Nomisma, l’Italia è stata in grado di resistere meglio di altri importanti player internazionali all’urto con la Pandemia ancora in corso.

Un dettaglio fondamentale basato, appunto, sulla versatilità e sulla resilienza di alcuni prodotti in grado, da qualche anno a questa parte, di guadagnare un posto d’onore sul mercato, ritagliandosi una propria autonomia.

Il Verdicchio cresce nel 2020: nuovi obiettivi per il 2021

Un risultato, per altro, senza precedenti per questo vino, giunto in un anno in cui non era solo difficile bissare i grandi obiettivi raggiunti nel 2019, ma era praticamente impossibile superarli. Specie per i vini bianchi, e in particolare quelli frizzanti, tra i più colpiti dalla crisi.

A rendere giustizia ai due vini bianchi di bandiera per antonomasia della regione c’è il riconoscimento, in termini di transazioni, della predilezione per due importanti denominazioni, Dop e Igp. Un fattore dal quale emerge l’importanza della qualità e per la reputazione dei vini italiani. Non è un caso, infatti, se importati competitor del Bel Paese, come Francia e Germania, abbiano scelto di investire sotto questo punto di vista per incrementare il prestigio dei propri vini, elevandone il posizionamento sui mercati.

L’imbottigliamento di Verdicchio Castelli di Jesi, lo scorso anno, ha sfiorato i 190mila ettolitri tra Doc e Docg, 51mila in più rispetto al 2019. Seguo quello del Matelica, con 19mila ettolitri del 2020 contro i 16.500 dell’anno precedente.

L’incremento di produzione, tuttavia, non ha gravato sulla qualità del prodotto, riuscendo nell’arduo compito di posizionarsi in particolare sul mercato interno, nonostante il blocco della ristorazione.

GDO e e-commerce: un connubio perfetto

A quanti si chiedessero quale risposta dare a livello locale per ovviare alle ripercussioni dettate dalla Pandemia, il Verdicchio ha risposto con una strategia che potremmo definire “a filiera corta”.

Vendita diretta e di prossimità, grande distribuzione e e-commerce: questi i precetti che hanno consentito al vino italiano di chiudere in positivo, riuscendo a posizionarsi egregiamente sul mercato interno, salvaguardando il prodotto dalla crisi.

Certo, l’export rappresenta ancora il canale principale per il 60% dei vini italiani. Un segmento ancora in grado di trainare non solo la filiera, ma il resto dell’indotto.

Eppure, l’esperienza del Verdicchio insegna quanto sia importante e ancora possibile guadagnare ottimi risultati dal mercato locale, nonostante le difficoltà dell’HoReCa. Ottimo rapporto qualità-prezzo, efficace promozione e, sicuramente, una grande storia da raccontare hanno fatto di questo vino uno dei più amati (e acquistati) nel 2020.

Obiettivo 2021: crescere ancora, soprattutto all’estero

È lo stesso Conserzio di Tutela dei vini marchigiani ad esprimere, sicuramente, gioia per il successo del proprio vino di bandiera, ma anche il desiderio di espandersi ancora.

Nuovi ed interessanti obiettivi sono previsti per il 2021, con il mercato internazionale che, condizionato dalle ripercussioni dettate dal Covid, ha già iniziato a rinnovarsi adottando nuove strategie per rilanciare e garantire continuità all’export.

Tra queste, la promozione online attraverso degustazioni digitali, lo scouting di importatori sul web e la sponsorizzazione multicanale dei vini e dei territori di produzione. Strategie, non a caso, previste dall’ultimo bando Ocm Vino Paesi Terzi, che finanzia attività strategiche finalizzate all’apertura di nuovi mercati in Paesi extra-UE.

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