News 02 | 12 | 2019

Più piccola della Cina, meno competitiva del Giappone: la Corea del Sud continua a registrare importanti incrementi nell’importazione di vino italiano. Un dato che lascia presagire importanti sviluppi nel 2020, motivo per il quale molte cantine italiane hanno già iniziato ad investire per l’apertura di questo mercato.


È stata una delle più interessanti rivelazioni del wine export 2019. Insieme a Polonia e Giappone, il mercato del vino italiano in Corea del Sud ha aperto nuovi scenari alle cantine del Bel Paese.

Una novità ampiamente evidenziata nel corso della prima tappa asiatica del Simply Italian Wine, che ha acceso i riflettori sulle possibilità di vendere vino italiano in Corea, con dati alla mano e numeri prodotti nel corso dell’ultimo anno.

La Corea del Sud è tra i Paesi asiatici ad alta innovazione più influenti del momento, con performance sempre più elevate e standard di vita media in crescita. Non a caso nel 2019 è stata in grado di balzare al 12esimo posto in classifica degli Stati del Mondo per economia in crescita, con numeri che lasciano presagire che il trend continuerà il prossimo anno, consentendole di guadagnare posizioni.

Anche se ancora non parliamo di numeri minimamente comparabili con quelli irraggiungibili della vicina potenza cinese, quello del vino in Corea è un mercato assolutamente da valutare, anche e soprattutto a fronte di una minore concorrenza dei big del vino internazionale.

Perché la Corea del Sud rappresenta una meta interessante per l’export di vino italiano

Parliamo di un Paese con un dato di crescita economica del +2,1%, e con un rapporto commerciale assolutamente favorevole con l’Italia. Ben l’1% delle esportazioni provenienti dal Bel Paese sono infatti registrate nella provincia di Seul.

La Corea conta circa 50 milioni di abitanti, trenta volte inferiori rispetto a quelli di Cina e Giappone, ma con consumi in ascesa pro-capite solo di poco inferiori a quelli di questi ultimi e, per questo, molto interessanti.

Il vino in Corea rappresenta ancora un prodotto di nicchia, come tutto il resto dei prodotti agro-alimentari, ma la curiosità dei suoi abitanti ha già dimostrato una positiva attrazione verso la cultura italiana e, soprattutto, verso la nostra cucina e i suoi prodotti di punta.

Inoltre, la posizione geografica del Paese, a metà strada tra Cina e Giappone, con condizioni di esportazione simili a quelle richieste da altre nazioni asiatiche rende la Corea del Sud una nuova possibile meta per la vendita di vino italiano all’estero. Previsioni incentivate, come detto, anche da una minore concorrenza, ma non solo.

Proprio la Cina, oltre che da una sempre più eccessiva saturazione di mercato, è da mesi soggetta ad un inquietante clima di instabilità. Le recenti proteste di piazza a Hong Kong, unite alle scomode ingerenze del Presidente americano Donald Trump, lasciano presagire un possibile e negativo sviluppo delle politiche del gigante asiatico, con ripercussioni su tutti i mercati internazionali.

Dinamiche simili a quelle avvenute con lo stop al vino georgiano in Russia, o al rincaro dei dazi minacciato proprio da Trump nei confronti dei prodotti di esportazione europei, a causa di dissidi con la Francia.

Consumo di vino in Corea: dati di settore

Essendo, quello con la Corea del Sud, uno spiragli appena aperto è ancora molto il lavoro da fare per ottimizzare vendite e numeri di esportazione. Il consumo di alcolici nel Paese registra appena un 4,4%, perlopiù legato all’acquisto di superalcolici e birra. Nonostante questo, nel 2018 la vendita di alcolici ha avuto un’impennata inaspettata, con un +20% di volume e +16% del valore complessivo, toccando quota 232 milioni di dollari.

Il Cile resta il principale esportatore, con il 30% del mercato attualmente in suo possesso. Seguono Francia e Spagna, con l’Italia che si posiziona al quarto posto con il 15,8% del totale complessivo, seguita dagli USA con il 13%. In termini di valore è la Francia a guidare la cordata, con il 32% di valore a scansare il Cile, ancorato al 20%, e l’Italia (15%) al terzo posto.

Per ciò che concerne le preferenze di prodotto crescono i vini rossi, alle prime posizioni con il 55% degli acquisti, seguiti dagli spumanti (27%) e dai bianchi (18%). Tra le bollicine, il consumo verte su vini meno abboccati, come il Prosecco, che gode al momento di un successo internazionale. Il prezzo medio a bottiglia resta sotto i 20 dollari. Un particolare sul quale incide pesantemente la tassazione interna al Paese, pari quasi al 60%.

L’assenza, per il momento, di dazi controbilancia però il calcolo finale, rendendo il mercato appetibile per esportatori in grado di reggere il gioco con una strategia di vendita strutturata e prodotti in linea con la domanda interna al Paese.

Vino italiano in Corea del Sud: chi sono i wine lover coreani?

Sono soprattutto giovani e in particolar modo donne, secondo i dati registrati dalle principali catene di GDO coreane. La Corea ha, infatti, canali di vendita simili a quelli occidentali, contraddistinti dalla presenza di Grande Distribuzione, HoReCa e vendita al dettaglio.

I rapporti commerciali con il nostro Paese godono di una corsia preferenziale, dettata dalla professionalità degli stakeholder nostrani, dalla qualità dei prodotti, dall’autocelebrazione del brand Made In Italy ma anche dagli ottimi risultati ottenuti fin’ora dai pionieri dell’imprenditoria italiana in Corea.

Esportare vino in Corea del Sud: di cosa hai bisogno

La documentazione richiesta per esportare vino in Corea si limita a:

  • dichiarazione doganale d’importazione, rilasciata dall’autorità locale, con, al campo 16 del documento, il codice numero 11;
  • acquisizione dell’Import Application Certification Form, rilasciato dall’Autorità doganale e comprensivo di copia del documento doganale d’importazione. Il documento contiene il codice a sei cifre o “descrizione della merce compatibile con quanto dichiarato sulla dichiarazione doganale italiana”, identità del mezzo di trasporto, numero dei colli e peso della merce.

Vendere vino in Corea del Sud: fallo con gli OCM Vino Paesi Terzi

Il bando OCM Vino Paesi Terzi è il contributo a fondo perduto per cantine vinicole che supporta le attività di apertura di nuovi mercati in Paesi extra UE nella misura del 50% a fondo perduto.

Tra le attività finanziabili rientrano:

  • Produzione di cataloghi in lingua e materiale pubblicitario;
  • Organizzazione o partecipazione a eventi di settore, fiere enoiche e matching tra cantine e importatori;
  • Spese di trasporto e invio campionatura prodotti;
  • Spese di interpreting, traduzione e mediazione culturale.

Non perdere questa occasione! Iscriviti alla newsletter di OCMvino.it per restare aggiornato sull’uscita del nuovo bando OCM Vino Paesi Terzi 2020-2021 e per la domanda affidati ai professionisti di OCMvino.it.

Siamo un’agenzia specializzata in acquisizione di fondi OCM Vino, con un rete di collaboratori operanti nella vendita, nel marketing e nella consulenza relativa al settore enoico nazionale e internazionale, in grado di supportarti dall’invio della domanda a tutto il percorso di investimento dei fondi OCM, per far si che fruttino davvero.

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