Senza categoria 27 | 04 | 2021

Con un valore medio attestato tra gli 800 e 900 milioni di euro, e un volume di importazione non inferiore a 500 milioni di litri, la Germania si riconferma anche nell’anno nera della pandemia uno dei poli principali per il vino italiano. Il secondo, per essere precisi, anticipato sul podio dagli Stati Uniti, e tra il quarto e il quinto posto su scala globale per importazione di vini.

Tuttavia, il mercato tedesco del vino è caratterizzato da numerose difficoltà per i produttori italiani, che in questi anni, a causa di contingenze esterne, sono anche incrementate.

Per iniziare, si tratta di una piazza molto ambita a livello internazionale e, per questo, scandita da una fortissima concorrenza. A differenza degli USA, però, dove lo spettro d’azione è più ampio e i mercati anche molto differenziati tra Stato e Stato, la Germania presenta caratteristiche molto più “europee”, con maggiore attenzione ai prezzi e minore fascinazione per i trend del momento.

Le continue virate in positivo registrate dai vini italiani a cavallo tra il 2018 e il 2019 hanno fatto ben sperare molte cantine, specie produttrici di bianchi pregiati (varietà prediletta nel Paese, molto più che altrove). Ma i numeri parlano chiaro e, in fin dei conti, la resa del mercato legato alla Grande Distribuzione è quella che si gioca sui centesimi, a causa della fortissima pressione dei discount ma anche della sempre crescente predilezione per i vini locali da parte del pubblico.

Vini italiani più amati dai tedeschi

Nonostante il consumo di rossi abbia ormai eguagliato quello dei bianchi, questi ultimi mantengono una importante quota di mercato, più che alta che in altri importanti paesi importatori.

Negli ultimi anni, il segmento dei bianchi, accompagnato da frizzanti come Prosecco e Riesling, è cresciuto di pari passo con il sempre maggiore approccio del pubblico femminile a questa bevanda, preferita rispetto alla birra. Le ragioni risiedono nella diffusione di uno stile di vita più sano, dove il vino bianco si colloca in modo perfetto grazie alle sue caratteristiche (meno frizzante e calorico rispetto alla birra, meno alcolico dei vini rossi, perfetto per accompagnare piatti leggeri come insalate, pesce o carni bianche).

Tra i rossi più gettonati troviamo, invece, vini corposi come i nobili piemontesi, da sempre molto ambiti e ricercati e il Primitivo che, insieme al Montepulciano d’Abruzzo, ha registrato consistenti incrementi, specie all’interno del canale Horeca.

Le ultime ricerche condotte dall’ICE di Berlino, l’Italian Trade Agency, hanno evidenziato come i vini italiani rappresentino circa il 20% di quelli importati nel paese, circa il 19% del valore complessivo. L’incremento del prezzo registrato negli ultimi anni da importanti varietà ben posizionate nel commercio locale, come nel caso del Prosecco, ha favorito l’incremento di altre tipologie di vini, soprattutto locali.

Ad ogni modo, il 70% dei vini importati in Germania è rappresentato dalla categoria fermi, con le bollicine che, invece, non superano quota 12%. La birra resta la bevanda preferita dai consumatori (77% dei consumi totali di alcolici), mentre il vino riveste il 19% del totale. Nonostante questo, il volume pro-capite di consumo è nettamente più alto rispetto alla media di altri paesi: ben 20 milioni di ettolitri totali ogni anno, circa 25 litri a persona.

Un fattore che, a fronte di una minore diffusione del prodotto, mantiene comunque un solido equilibrio dei consumi.

Export di vino in Germania: crescono rosé e vini biologici

In crescita costante negli ultimi anni la richiesta di vini rosati. Una scoperta per i tedeschi dovuta agli ingenti investimenti da parte dei viticoltori francesi, specie del sud, dove il rosato rappresenta una varietà di caratura.

Jürgen Klatt, ricercatore Nielsen esperto del settore vitivinicolo locale, spiega infatti che il “Il rosé fa tendenza ed è sempre più amato dal pubblico, tanto da rendere la Germania il terzo paese al mondo per consumo di questo vino”.

La popolarità del rosé va di pari passo con quella di vini biologici o classificati con denominazione di origine. Per il 40% dei tedeschi intervistati da una ricerca condotta dall’Osservatorio del ProWien, prezzo, vitigno e certificazioni rappresentano i tre principali criteri di acquisto di un vino.

I prodotti italiani conducono il mercato dei vini di importazione grazie al prestigio del brand made in Italy, ma oltre la metà dei consumi è ormai quasi esclusivamente rivolta a prodotti locali. La produzione di vino in Germania, infatti, è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, intercettando i principali fattori di interesse del pubblico, come denominazioni (sulle quali il governo tedesco ha scelto di investire nel 2020), produzione biologica / biodinamica e varietà di successo.

C’è da pensare che, per via del sempre maggiore interesse del pubblico per il vino, ma causa di fattori esterni come il cambiamento climatico, la filiera enologica tedesca sia destinata a crescere ancora, incrementando gli attuali 103.000 ettari vitati nel paese.

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