News 02 | 07 | 2020

Un contributo a sostegno della mancata raccolta, che prevede la distruzione dei grappoli ancora non giunti a maturazione. Un indennizzo inserito nella nuova revisione del bando Ocm 2019 – 2020 far fronte ai risvolti dettati dall’emergenza Covid-19.


Il mercato del vino italiano fa i conti con le prime stime successive all’emergenza Covid-19, che dall’inizio dell’anno ha condizionato fortemente i mercati con numeri altalenanti e di difficile interpretazione. Se da un lato, infatti, i dati raccolti dall’Uiv raccontano di un aumento in termini di produzione e valore del canale export (+6%, a 5,1 milioni di ettolitri e +5%, a 1,5 miliardi di euro) solo nel primo trimestre 2020, i professionisti del settore raccomando di leggere questi numeri con le dovute cautele.

La “spinta” in questione sarebbe riconducibile solo ai timori degli importatori internazionali sopraggiunti con l’avvio del lockdown. Emblematico il caso della Germania, tra i principali poli di attrazione dei bianchi italiani, il cui indice di importazione ha registrato un incremento proprio a ridosso dei mesi caldi dell’emergenza in Italia. Un fattore facilmente riscontrabile nella paura degli operatori teutonici di vedersi bloccate le cisterne alla frontiera del Brennero.

Stessa dinamica era accaduta qualche mese prima con la corsa agli approvvigionamenti degli importatori americani, a pochi giorni dalla dichiarazione di una nuova possibile tassazione sul vino straniero ad opera del presidente Donal Trump.

Numeri in crescita, quindi, in questi primi mesi dell’anno che potrebbero però lasciare spazio ad un autunno caldo. La paura più grande è quella di tornare a vendemmiare senza essere riusciti a smaltire i 57 milioni di ettolitri ancora nelle disponibilità delle cantine italiane a marzo 2020. Una conseguenza della chiusura forzata del canale HoReCa e dell’annullamento delle principali fiere di settore internazionali.

Ma se da un lato c’è chi è riuscito ad organizzarsi per tempo, continuando a fare export nonostante il lockdown, per i moltissimi produttori rimasti indietro il quadro complessivo si prefigura complicato.

Non mancano le soluzioni, dalle formule per la vendita in stock dei vini in rimanenza, con condizioni – naturalmente – non proprio vantaggiose per i produttori, alle possibilità di distillazione delle nuove raccolte per la produzione di alcol etilico (destinando non meno di 3 milioni di ettolitri), fino all’indennizzo per mancate raccolte, come nel caso della Vendemmia Verde.

Vendemmia Verde: cos’è

Si tratta, come detto, di una riduzione del carico a fronte di un sussidio per la mancata produzione in funzione della superficie vitata. La ministra per le politiche agricole Teresa Bellanova ha scelto di inserirla tra i punti in revisione del bando Ocm 2019 – 2020.

Niente a che vedere con la pratica del diradamento selettivo, che prevede la scrematura dei grappoli migliori per la produzione di vino di qualità maggiore. Si tratta, invece, di una rinuncia alla produzione, che per essere efficace dovrebbe interessare almeno 30.000 ettari, pari superficie vitata dell’intero Abruzzo.

Una misura già tentata nel 2010 con risultati non proprio positivi. Furono infatti pochissime, al tempo, le aziende ad intraprendere questo percorso, quasi tutte concentrate in Sicilia (oltre 3.000 aziende aderenti) a fronte di partecipazioni minime o nulle nelle altre regioni (appena un’azienda in Veneto, 120 in Piemonte, nessuna in Abruzzo).

L’iniziativa predilige, o dovrebbe prediligere, i vitigni “generici” italiani, ma non mancano disposizioni anche per vini di qualità a denominazione geografica e controllata.

Vendemmia Verde: fondi a sostegno delle mancate raccolte

Le dotazioni finanziarie variano da regione a regione, in base alle necessità e al numero di aziende presenti sul territorio. La misura dei contributi prevede:

  • 1.300 euro ad ettaro, per uva generica destinata a vino;
  • 1.800 euro ad ettaro, per uva iscritta all’elenco delle vigne a Igt;
  • 2.600 euro ad ettaro, per uva iscritta all’Albo Vigneti Doc/Docg.

Secondo Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale, l’idea migliore sarebbe riuscire in un connubio tra Vendemmia Verde e selettiva, in modo da rinunciare solo alla materia prima scadente, per la sola produzione di qualità più alta. Al momento, infatti, è possibile scegliere solo una delle due strade.

Sulla possibile applicazione della strategia della Vendemmia Verde si stanno muovendo anche altre nazioni europee, come Francia e Spagna.

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