News 04 | 06 | 2020

Due poli storicamente contrapposti che rappresentano oggi i principali mercati per l’export di vino italiano. Dopo l’emergenza COVID e le instabilità politiche degli ultimi mesi, l’italian wine “regge” meglio in Cina o Stati Uniti?


Un anno che si annunciava terribile per l’export di vino italiano e che invece, al di là di tutto, in questo primo semestre sembra per ora aver tenuto bene l’impatto con la pandemia mondiale. A mettere il carico su una situazione già tragica, provata dal blocco totale del canale HoReCa per quasi tre mesi, sono stati sconvolgimenti pre e post COVID a livello internazionale. Instabilità che hanno interessato i principali Paesi Target del vino italiano, tanto in Europa quanto nel resto del mondo.

Tra Brexit in Gran Bretagna, nuovi dazi in USA e proteste a Hong Kong il 2019 aveva già regalato tantissime “emozioni” agli operatori di settore, culminate con l’inizio di una pandemia globale nel 2020. Difficoltà affrontate con tenacia e grandi investimenti dal comparto italiano riuscito, nonostante tutto, a chiudere in positivo e con grandi prospettive per il 2020.

I numeri del vino dello scorso anno registrati da Federvini evidenziavano già un incremento del +3,1% rispetto al primo trimestre del 2018, con un valore complessivo dell’export arrivato a toccare la cifra record di 3 miliardi di euro.

A guadagnare terreno, tanto le regioni del nord, con Veneto, Lombardia e Piemonte in testa, quanto quelle del centro-sud, con Abruzzo e Molise in crescita a doppia cifra nelle esportazioni di Montepulciano e Tintilia. Prestazioni che lasciavano intravedere l’ingresso del vino italiano anche in Paesi non ancora rappresentati dalle nostre maestranze, come Giappone, Corea del Sud, Canada e Polonia.

A riconfermarsi tra i capisaldi i mercati di Cina e Stati Uniti che, nonostante un piccolo calo dovuto alla fortissima concorrenza internazionale continuano a rappresentare i principali poli d’attrazione per il vino italiano all’estero. Due nazioni agli antipodi, storicamente rivali e oggi sempre più ai ferri corti a causa delle ingerenti politiche dei loro leader ma, al tempo stesso, vere e proprie locomotive per l’export di vini del Bel Paese.

A testimonianza di questa predilezione, l’interesse dimostrato dalle cantine italiane per fiere annuali e spot del Vinitaly nelle città asiatiche di Hong Kong, Wuhan, Shangai, Pechino, Chengdu e Shenzhen. Nonché la crescita esponenziale degli sparkling della Valdobbiadene e di vini nobili come il Barolo sui mercati statunitensi.

Vino italiano in Cina e USA: dove si vende di più?

Si aspettano ancora dati ufficiali relativi ai numeri del primo semestre 2020, ma è possibile fare un riepilogo delle informazioni attualmente in possesso degli operatori internazionali per farsi un’idea.

Gli Stati Uniti rappresentano ancora il primo mercato per il vino italiano, ma il dato è fortemente condizionato dall’impennata registrata negli ultimi mesi del 2019. Quando, cioè, le shockanti dichiarazioni di Donald Trump sulla possibile applicazione di nuovi dazi al 100% sui vini di importazione avrebbero potuto far scattare una “corsa” agli approvvigionamenti, in vista di una potenziale crisi di mercato.

Proprio gli USA costituiscono il terreno di gioco principali per l’export di tutto il mondo, con ritmi, livello di concorrenza e prestazioni che variano sensibilmente anche da uno Stato all’altro della nazione.

Dal canto suo, la Cina non ha mai smesso di costituire un approdo essenziale, completamente stravolto dall’inizio dell’epidemia nel febbraio 2020 che, in un primo momento, ha fatto crollare le importazioni del 50%. Il comparto enoico è riuscito a reggere l’impatto, tornando praticamente nell’immediato a movimentare le merci per garantire il flusso di export.

L’inizio della crisi sanitaria ha, però, inciso fortemente sulle prestazioni cinesi, registrando un calo sulle importazioni di vino italiano del 38% nei primi due mesi dell’anno, per una perdita complessiva di 7 milioni di euro. Un crack costato al gigante asiatico una retrocessione per valore di mercato alle ultime posizioni, addirittura dopo Giappone, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca.

Una crisi che certamente durerà poco, con la Cina pronta a riaprire i mercati e che certamente farà di tutto per tornare ad attrarre operatori stranieri.

Al momento, quindi, il mercato più stabile sembra essere quello USA (sceso a sua volta del 18% nei bimestre gennaio-febbraio 2020). Ma al giro di boa dell’anno in corso le sorprese non sembrano essere ancora finite.

Vendere vino all’estero in modo sicuro

Il 2020 ha mostrato la necessità di assicurarsi una solida base per esportare. Tanto più in un periodo di forte crisi per la ristorazione italiana destinata, purtroppo, secondo le stime del FIPE a durare almeno fino a dicembre, con la possibile chiusura di 50.000 locali in tutta Italia.

Già nei primissimi giorni dell’emergenza, la filiera enoica italiana ha saputo rilanciare bene, attuando strategie per incontrare online importatori interessati al vino italiano, sopperendo all’annullamento o posticipo delle fiere di settore.

A questo è andato ad aggiungersi la revisione del bando Ocm Vino 2019 – 2020, con posticipo di rendicontazione e nuove opportunità per le cantine partecipanti.

Se hai scelto di vendere il tuo vino all’estero, o stai pensando di farlo, vaglia con cura le migliori strategie e consulenze per essere sicuro di non sbagliare.

Noi di OcmVino.it siamo pronti ad accompagnare le cantine italiane nell’ingresso in nuovi mercati, grazie ad un’esperienza ventennale nella gestione di fondi Ocm e alla collaborazione con numerosi operatori di settore italiani e internazionali per la vendita di vino italiano all’estero.

Scrivici per avere senza impegno maggiori informazioni sui nostri servizi e iscriviti alla newsletter OcmVino.it per non perdere l’uscita di nuovi bandi e le più interessanti novità sul vino italiano e i suoi protagonisti!

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