Senza categoria 23 | 06 | 2021

Diffusi gli ultimi dati doganali raccolti dall’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor relativi ai numeri del vino nei due dei principali Paesi Target per l’italian wine. Tornano a salire le statistiche connesse alle vendite di vini italiani (e francesi) in USA e Cina, anche e soprattutto, in concomitanza delle riaperture della primavera scorsa.

I risultati dell’indagine sono stati diffusi in occasione della presentazione della nuova edizione di OperaWine, che quest’anno vedrà la presenza a Verona di 300 tra operatori e buyer provenienti da 13 nazioni.

Torna a crescere l’export di vino negli Stati Uniti

Ad aprile 2021, le prestazioni export del vino italiano negli USA hanno registrato mediamente un incremento di valore complessivo del 20%, con la Francia in testa (+51%) e l’Italia che la segue a ruota (+26%).

A contribuire alla ripresa anche la favorevole elezione del neo presidente Biden deciso, diversamente dal predecessore Donald Trump, a riallacciare i rapporti con l’Europa, e non di penalizzarli a suon di dazi. Nonostante la difficile penetrazione del mercato che da sempre contraddistingue le piazze statunitensi, il vino italiano difende ancora bene.

Presto, però, per cantare vittoria. Di fronte ancora nove mesi per risalire la china e chiudere finalmente in positivo l’anno successivo a quello nero della pandemia. Tanto più che il pericolo maggiore viene dalla concorrenza in casa dei vini americani, prodotti perlopiù nella californiana Napa Valley.

Nonostante il trend dei cosiddetti “vini del Nuovo Mondo” sia oggi in leggero calo, potrebbe incidere fortemente nelle transazione sul lungo periodo, sulle quali vige l’incertezza anche del prossimo inverno, con il possibile riesplodere dell’epidemia.

Nel frattempo, però, il mondo del vino italiano tira un meritato respiro di sollievo. La graduale riapertura dei ristoranti nel resto del mondo e il forte desiderio di ritorno alla normalità hanno già contribuito ad evidenziare i primi effetti positivi sul settore. Ora la parola d’ordine è: fare meglio e di più, prendendo ispirazione da esempi virtuosi, come quello del Brunello di Montalcino.

Cresce l’export anche in Cina: boom di vini italiani

Il dato più interessante viene però da Oriente, e più precisamente dalla Cina, alla quale le economie di tutto il mondo continuano a guardare con interesse dall’inizio dello scorso anno. Il drammatico crollo del mercato dettato dall’inizio dell’emergenza sanitaria alla fine del gennaio scorso aveva completamente azzerato le transazioni internazionali con il Paese del Dragone, proiettando la seconda (nonché quasi prima) potenza mondiale alle ultime posizioni delle classifiche internazionali. Nonostante questo, la Cina ha saputo trovare il suo riscatto, sviluppando anche nuove e sempre più interessanti avanguardie digitali.

Da solo, il mercato cinese del vino italiano vale oltre 150 milioni di euro (dati doganali cinesi del 2019), con vini nobili da anni in testa alle transazioni, dall’Amarone al Prosecco, sempre più in grado di guidare il mercato.

La perdita di terreno registrata negli ultimi mesi dai vini australiani e cileni, a causa delle politiche antidumping recentemente approvate da Pechino, ha ovviamente favorito i player francesi e italiani. Non a caso, ad aprile, le performance del vino made in Italy erano schizzate al +98%, proiettando il Bel Paese al terzo posto del podio.

Al primo posto continua a condurre la Francia, con il segmento Champagne che tocca quota +110%, trainando anche il resto degli sparkling. Tra i vini italiani, la crescita maggiore si registra tra gli high-end fermi (corrispondenti all’85% delle transazioni) che crescono del 19% in valore, ma di appena 2% in volume. Un fattore che indica un significativo incremento del prezzo medio.

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La riapertura di due dei tre più importanti poli per il vino italiano nel mondo è sicuramente un’ottima notizia per tutta la filiera. E, speriamo, non sarà l’ultima.

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