News 20 | 01 | 2020

Sono oltre 24.000 i fornitori, distributori, produttori, associazioni di categoria e consumatori firmatari di un documento che chiede di rivedere la possibile politica di applicazione dazi sul vino promossa dal presidente USA Donald Trump. Obiettivo del documento: far valere la diplomazia per non danneggiare i positivi rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti.


Sarebbero oltre 24.000 i firmatari di un una petizione contro la possibile imposizione di nuovi dazi sul vino ad opera del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un documento che, come fa sapere L’UIV, Unione Italiana Vini, raccoglie le sigle di numerosissimi importatori, distributori, piccole aziende e consumatori europei e americani, desiderosi di far valere la diplomazia.

Trump, dal canto suo, non è nuovo a questo dibattito. Solo lo scorso anno la minaccia di imporre uno stop all’importazione di vino francese negli States, tassando il prodotto in favore dei vini americani, rimbalzò sulle cronache di mezzo mondo, facendo sobbalzare i cantinieri francesi e, più in generale, europei.

Una provocazione che oggi assume, però, i toni di una vera e propria proposta al vaglio della Casa Bianca, sulla quale hanno già iniziato a muoversi operatori di settore per evitare un possibile disastro finanziario.

L’idea, attualmente sottoposta a consultazione pubblica dal Dipartimento del Commercio USA è quella di un incremento dei dazi al 100% sui prodotti di importazione (non è chiaro, al momento, se solo suoi vini o in generale su bevande e prodotti alimentari). Sul caso ha preso la parola anche il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, che ha subito contattato il Commissario Europeo al Commercio e all’Agricoltura Phil Hogan invitandolo a utilizzare tutta la diplomazia possibile per scongiurare la possibile approvazione di questa legge.

Nel frattempo, Luigi Di Maio già nel Dicembre faceva sapere che “stiamo profondendo ogni sforzo per assicurare un’efficace e tempestiva tutela del nostro export di settore, alla luce del contributo rilevante che esso apporta al PIL nazionale”.

Come dire che una parte della politica ha già iniziato a far valere il buon senso, sperando che sia abbastanza.

Export vino italiano negli USA: quanto vale il mercato americano?

I dati relativi al primo semestre 2019 raccolti nell’ultimo rapporto Nomisma Wine Monitor parlano di un piccolo ma significativo incremento del +8% rispetto al 2018, per un valore complessivo di 1,8 miliardi di euro. Un dato che conferma come quello dell’export di vino italiano negli States rappresenti uno dei canali principali per le cantine italiane, nonostante la favorevole la comparsa di nuovi Paesi Target Asia e in Europa.

Allo stesso modo, il valore commerciale dei principali Paesi europei produttori di vino segue il trend italiano, lasciando comprendere l’importanza del canale USA per le esportazioni dell’intera economia del continente.

Basti pensare” – si legge nello studio Nomisma – “che, complici anche le scorte accumulate nei mesi precedenti, i vini fermi francesi sottoposti all’extra-dazio del 25% hanno registrato un calo di vendite negli Usa del 36% a valore nel solo mese di novembre rispetto alla stessa mensilità sul pari periodo 2018”.

L’argomento è stato oggetto di acceso dibattimento nel corso dell’ultima edizione del Vinitaly 2019, durante il quale Giovanni Mantovani, direttore di Veronafiere, ha sottolineato come la crescita italiana negli USA alla fine del 2019 ha sfiorato quota +10% anche grazie all’imposizione dei dazi sul vino francese. La possibile applicazione di nuovi dazi, però, minerebbe la stabilità del mercato italiano, determinando la perdita di importanti quote di mercato, difficilmente recuperabili in futuro.

Il tutto in un momento molto particolare per il nostro Paese, caratterizzato da una crescita esponenziale del prodotto, sia per valore che per esportazioni.

In supporto alle maestranze di tutta Europa si sono attivate anche quelle americane. Due importanti organizzazioni internazionali del settore vitivinicolo, Il Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev) e il Wine Institute USA, hanno condiviso un documento per chiedere di non approvare la proposta sui dazi e, anzi, di azzerarli del tutto.

D’altronde, dicono i due enti, USA e Europa sono uniti da favorevoli scambi commerciali, in particolar modo per quanto concerne il settore vitinicolo e enogastronomico. Un rapporto che sfiora per valore i 4,6 miliardi di euro, da preservare e incentivare per il benessere di entrambi i territori.

A farne le spese, naturalmente, saranno in special modo i piccoli produttori e l’indotto ad essi correlato, ossia professionisti del settore, piccoli distributori del settore HoReCa, operatori GDO e simili. Non a caso molti di loro hanno già iniziato ad attivarsi, in Europa come negli States, con il lancio di campagne di informazione – petizione nel tentativo di preservare il trade dal possibile crack.

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