Senza categoria 19 | 10 | 2020

Un’annata particolare iniziata con la vendemmia 2020 in Italia: numeri e prestazioni per regione e numeri dell’export.


Quella del 2020 sarà sicuramente un’annata particolare per il vino, non solo italiano. Un’annata destinata ad essere ricordata per la raccolta in sicurezza, con filari alternati e protocolli più rigidi in cantina, ma soprattutto per la qualità del prodotto.

Meno resa, ma di qualità più alta: sembrano concordi tutte le principali associazioni di categoria, da Assoenologia a Ismea fino all’UIV, che parlano di una produzione da primo premio su scala europea. Sarebbero, infatti, 47,2 milioni gli ettolitri nel Bel Paese. Totale che registra una flessione dell’1% in paragone all’anno precedente, ma comunque migliore rispetto alla media europea.

Vendemmia 2020: i dati di settore

Con Francia e Spagna fermi a circa 43 milioni di ettolitri per paese, l’Italia guadagna il primato della vendemmia più difficile degli ultimi anni. Occorre, però, oculatezza. Da una lettura approfondita dei dati si evince, infatti, come la produzione spagnola di quest’anno abbia registrato un incremento in volume del 13%.

Troppo presto per una comparazione in termini di qualità, per la quale sarà opportuno attendere i prossimi mesi, ma è chiaro come la nota positiva di quest’annata sia l’eccellenza del prodotto.

Sulle percentuali di resa italiane vanno aggiunte le azioni di gestione adottate da diversi consorzi Dop, che quest’anno hanno ridotto la resa massima di uva per ettaro da destinare alla produzione di vino.

Numeri vendemmia 2020 regione per regione

A condurre la filiera italiana è il Veneto, con 11 milioni di ettolitri in produzione. Numero in crescita del +1% rispetto al 2019. Tra le regioni capofila anche Puglia (8,5 milioni di ettolitri, -5% rispetto al 2019), Emilia Romagna (7,7 milioni, +7%) e Abruzzo (3,4 milioni, +7%).

Tra le finaliste, è proprio l’Abruzzo a meritare una menzione di merito quale regione emergente caratterizzata dalle performance più positive. Già le stime dello scorso anno, con il record di esportazioni del Montepulciano d’Abruzzo in Europa e USA, avevano preannunciato l’ingresso della regione su scala nazionale e straniera.

L’insieme della produzione delle quattro regioni capofila rappresenta il 65% della produzione totale di vino italiano 2020, ossia 30 milioni di ettolitri.

Altre performance degne di nota, quella di Piemonte (+5%), Marche (+10%) e Sardegna (+18%).

Numeri del vino sul mercato italiano

A differenza dei numeri in positivo della vendemmia, è il mercato locale a registrare una discreta flessione. Dopo aver retto bene nei mesi più caldi della pandemia, la situazione del vino italiano alla fine di quest’anno è sicuramente meno in salute.

Nulla che già non ci si aspettasse, con altri paesi dell’Unione provati molto più del Bel Paese, alle prese con vere e proprie emergenze dovute a fattori come dazi o deficit di mercato. Il vino italiano sembra reggere bene sugli scaffali della grande distribuzione, con listini rimasti praticamente invariati anche durante l’emergenza.

A preoccupare maggiormente è il canale Horeca che, a causa della chiusura forzata soffre in ripartenza, con ovvie ripercussioni sui volumi di fornitura e scelta dei prodotti, con la perdita del 3,6% sulla richiesta di etichette Igt e del 5% sulle Doc/Docg.

L’export resta il principale canale

Nonostante un sostanziale calo del 2,8% nel primo semestre dell’anno, l’export resta il principale mercato di riferimento per il vino italiano.

Provvedimenti per non perdere il terreno duramente guadagnato nel 2019 sono arrivati dal Ministero delle Politiche Agricole e dalla stessa Commissione UE già nei primissimi mesi a seguito dell’emergenza.

Tra questi, nuovi fondi e sostegni per investimenti, ristrutturazione o impianto di vigneti e revisione di rendicontazione per misure come l’Ocm Vino. Un segnale importante da parte delle istituzioni nel riconoscere il ruolo centrale del vino all’interno dell’economia italiana, e il suo prestigio a livello internazionale.

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