Senza categoria 25 | 03 | 2021

Che nel 2020 non ci sia stato nulla da festeggiare è stato lampante. A dimostrarlo tuttavia, qualora ce ne fosse bisogno, è stato il drastico calo nelle esportazione di vini frizzanti, prodotto per antonomasia indicato per coronare un’occasione speciale.

Il trend complessivo in calo del 5,7% per le bollicine italiane ha confermato, alla fine secondo semestre dell’anno, un “andazzo” che aveva iniziato a prendere forma già nei mesi più caldi del primo lockdown, dopo una prima quanto breve parentesi in positivo iniziale. E, nonostante a pagarne le spese maggiori in Europa sia stata la Francia con un pericoloso -17,9% di esportazioni del prodotto rispetto al 2019, anche l’Italia dei vini frizzanti ha sofferto in maniera più o meno uniforme, dalla Valdobbiadene alla Franciacorta.

Le vendite di Prosecco sono scese ai livelli del 2011 quando, cioè, l’intera filiera non era saldamente strutturata come oggi. Ma a perdere terreno è stata soprattutto la Franciacorta che, con l’11% in meno delle prestazioni internazionali registrate nel 2020 rispetto all’anno precedente, resta suo malgrado in coda alle classifiche.

Un vero peccato, se si pensa che proprio il 2019 aveva, invece, rappresentato un anno di grande exploit del segmento frizzanti in molti dei principali Paesi Target extra UE, dagli Stati Uniti alla Cina e, in particolar modo, in Canada.

La Franciacorta soffre, ma l’export vini non si ferma

Eppure, proprio il 2020 sarebbe dovuto dovuto essere un anno festoso per la Franciacorta che si apprestava a festeggiare, naturalmente stappando le sue migliori etichette, i 30 anni della fondazione del suo Consorzio.

Nel caos generato dettato dalla Pandemia non è stato, ovviamente, possibile. Non solo a causa delle misure restrittive, ma più nello specifico perché tutti i territori coinvolti nella produzione del noto vino frizzante sono state praticamente costrette a non fermarsi per 12 mesi consecutivi. Ad innescare le difficoltà maggiori, il blocco totale alla ristorazione, soprattutto a seguito della seconda ondata dell’emergenza, intercorsa tra ottobre e novembre scorso.

Ma anche le mancate feste, dalla Pasqua 2020 al Natale 2021, con un nuova Settimana Santa segnata anche quest’anno da restrizioni. Fattori determinanti, in grado di condizionare l’andamento del mercato, per una riduzione dei volumi nel solo primo semestre 2020 del 33,8%, conforme a un 2020 complessivamente in perdita per il vino italiano (ma lo è stato davvero?).

Franciacorta: il blocco dell’export fa crescere la GDO

Una magra seppur concreta consolazione per i produttori è stata la compensazione delle vendite attraverso il canale della Grande Distribuzione locale e online. Proprio sul web, i vini della Franciacorta risultano tra le denominazioni più acquistate dagli utenti. Un dato, quest’ultimo, in realtà meno roseo di quanto potrebbe apparire. Se da un lato è vero, infatti, che l’ammortamento delle mancate esportazioni attraverso altri canali abbia rappresentato una fondamentale rete di sicurezza, dall’altro è evidente come questa non costituisca che un mero cuscinetto.

Come già ampiamente dimostrato nei mesi scorsi, i numeri in crescita del segmento e-commerce di vino durante l’ultimo anno è stato, sì, a doppia cifra, ma assolutamente incapace di assorbire la domanda degli stock rimasti in cantina a seguito dello stop alla ristorazione e, parzialmente, dell’export. Ed è proprio a quest’ultimo canale che il mondo del vino italiano, Franciacorta compresa, continuano a guardare con speranza.

Un canale, quello dell’export, capace di muovere da solo oltre il 60% della produzione enologica nazionale ogni anno. Non a caso, per ovviare al posticipo e annullamento delle più importanti fiere di settore, anche il vino italiano si è gradualmente spostato online per garantire continuità all’export. Una strategia che, sicuramente, continuerà ad affermarsi, rimanendo stabile anche ad emergenza conclusa.

Export di Franciacorta: quali Paesi hanno importato di più nel 2020

L’incremento di vendite nel canale GDO di fine anno ha offerto una boccata di ossigeno al più prestigioso vino frizzante della Lombardia. Circa 15,6 milioni le bottiglie vendute nel corso dell’intero anno, con primati di esportazione in Svizzera (da sempre tra i poli principali di questo vino) dove le vendite sono salite del 9% e Giappone, autentica rivelazione dell’anno: +41,7% rispetto al 2019. Cresce anche la Norvegia, con un +70% riferito, però, ad appena il 4% del totale di vino prodotto.

Fanno seguito Germania (11,9%), Stati Uniti (9,2%) e Belgio (6%), tutti con percentuali export riferite alla produzione complessiva del vino e tutte in perdita rispetto all’anno precedente.

“Pronti a ripartire”: le partnership Franciacorta per il 2021

A dichiararlo nero su bianco è stato Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta.

“In questi 30 anni abbiamo ottenuto importanti risultati perché abbiamo compiuto scelte coraggiose e talvolta controcorrente. Non è il momento di invertire questa rotta, ma è il momento di insistere per difendere le posizioni che abbiamo conquistato, restando uniti e dimostrando la stessa tenacia che ci ha sempre contraddistinto. In momenti difficili investire per restare leader nel posizionamento è doveroso, per questo stiamo lavorando per predisporre un anno ricco di attività, che lanci anche un messaggio positivo e di ripresa a tutti i consumatori. Crescita qualitativa, sostenibilità e internazionalizzazione: questi gli obiettivi futuri”.

Silvano Brescianini

Il 2021 si apre, quindi, a nuovi obiettivi, con strategie per il rilancio del vino che vanno dalla partnership con la rinomata Fashion Week di Milano al ritorno del Festival settembrino dedicato al vino Franciacorta, quest’anno spalmato su due week end, quello dell’11 e quello del 18 settembre.

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