Senza categoria 16 | 02 | 2021

Alti e bassi per una delle principali filiere enologiche del Bel Paese, quella del vini del Piemonte, che nel corso di questi lunghi mesi di emergenza sanitaria hanno accumulato molti timori, ma anche qualche soddisfazione.

Tutto era cominciato all’inizio dello scorso anno, quando una delegazione di circa 200 cantine produttrici di Barolo e Barbaresco, condotte dal relativo Consorzio, era volata a New York per un evento promozionale. Una iniziativa che intendeva, velatamente, porre l’accento sulla possibile quanto pericolosa approvazione di nuovi deal sui prodotti di importazione voluta dall’amministrazione Trump.

Pericolo scongiurato per un pelo al quale, però, è sopraggiunta quasi subito la Pandemia. Una corsa a ostacoli lunga quasi dodici mesi ma dalla quale, nonostante tutto, il vino italiano ha saputo tenere botta meglio dei suoi competitor internazionali in termini di export. Difficoltà che, comunque, continuano a penalizzare il settore, ma c’è chi prova a reagire.

Export vini del Piemonte: una risposta concreta all’emergenza

Dati un pelo contrastanti ma, in un anno come quello appena trascorso, sarebbe strano il contrario. Ottima resa in produzione per una vendemmia, quella del 2020, davvero di qualità. Il principale timore, oggi, riguarda la redditività. La flessione del valore complessivo (che, ad onor del vero, ha riguardato anche altri importanti vini nazionali, specie di fascia alta) richiedono un repentino cambio strategico per la salvaguardia dei nobili e di altri importanti vini di bandiera della regione.

L’occasione per discuterne è stato l’ultimo summit online promosso dall’Osservatorio Permanente sui Prezzi dei Vini (Wpo-Wine Permanent Observer) di Confindustria Cuneo dal titolo “Vino e mercati. Posizionamento e politiche a sostegno”, alla presenza dell’assessore regionale piemontese all’Agricoltura, Marco Protopapa e di altri ospiti illustri.

Tra le richieste degli addetti ai lavori, riunitisi per commentare i dati della vendemmia 2020, vi è quella di istituire una “cabina di regia” consorziale, per operare in modo sempre più consapevole e dinamico, adeguando le strategie produttive e di marketing alle richieste del mercato. Tra queste, un necessario empowerment delle strategie digitali, rese imprescindibili dall’emergenza sanitaria.

Migliorare redditività e posizionamento: le proposte del Piemonte all’Italia del vino

Le considerazioni emerse nel corso dell’incontro dettano una linea specifica per il segmento dei vini piemontesi, ma interessanti anche per il resto della filiera enologica italiana.

Sfruttare le denominazioni motrici per penetrare il mercato, attraverso il prestigio che da sempre rappresenta un biglietto da visita per l’export di prodotti italiani nel mondo. Le Doc e Docg, infatti, hanno rappresentato un ancora di salvataggio per l’intero mercato dei vini, al quale anche i vini Igp o privi di denominazione hanno potuto “aggrapparsi” per resistere all’urto con la pandemia.

Proposte che fanno eco a quelle diffuse qualche mese fa dal ministero per le politiche agricole nazionali.

Rivedere il piano strategico digitale

Per mantenere le posizioni di rilievo guadagnate dal vino italiano nei Paesi Target più importanti per l’export. Tra questi ultimi, sia Paesi Terzi da sempre agognati, come USA e Cina, sia “emergenti” come la Russia (dove, ad oggi, il 30% delle etichette di importazione è italiana) al Regno Unito, che con la Brexit diventerà ufficialmente una nazione extra – UE.

Rafforzare il rapporto con la ristorazione

Canale tra i più pesantemente colpiti dalle ripercussioni della pandemia ancora in corso, da sempre fondamentale per la vendita dei vini italiani, tanto in patria quanto nel resto del mondo.

Un segmento che, da solo, muove oltre il 20% dei consumi nazionali e internazionali di vino e che rappresenta, specie in Paesi Terzi come Russia e USA, un importante canale di vendita.

Aumentare la redditività

Adottare, infine, strategie necessarie per evitare il crollo di valore subito da altri importanti vini internazionali, come quelli di Borgogna negli USA. Un fattore determinato, non solo dall’emergenza sanitaria, che ha in sostanza “declassato” la fascia principale di consumo in molti Paesi, ma anche dal pericolo di nuovi dazi sul vino, come accaduto negli Stati Uniti durante il governo Trump o come potrebbe verificazione in UK a seguito dell’uscita dall’Unione.

Salvaguardare le piccole cantine

Infine, ma di certo non per importanza, la necessità di creare una rete solida di coesione e promozione delle piccole cantine, che costituiscono la gran parte (e per certi versi anche il “prestigio”) del vino made in Italy.

Soluzioni, ipotesi e progettualità orientati a fortificare il vino italiano dall’interno, per tornare a salpare verso l’estero in modo più sicuro e redditizio.

Ocm Vino: un contributo fondamentale per le cantine

Menzione a parte riguarda i fondi Ocm Vino, soprattutto quelli relativi alla misura Paesi Terzi. Lo stesso Assessorato all’Agricoltura e Cibo della Regione Piemonte ha espresso la propria soddisfazione per la recente approvazione della graduatoria finale che assegna alla regione oltre 10 milioni di euro a circa 350 aziende vitivinicole, per progetti a supporto dell’export.

Un modo per offrire un sostegno concreto alle cantine, anche in forma multiregionale, con collaborazioni possibili tra territori e denominazioni diverse, necessarie per ampliare il raggio di azione e la potenza dell’Italian Wine nel mondo.

I contributi Ocm Vino costituiscono una risorsa finanziaria importante per le nostre cantine“ – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo Marco Protopapa – “fondamentali per potenziare le attività di promozione sui mercati dei Paesi extra europei e consolidare il posizionamento dei vini piemontesi sugli scenari internazionali”.

Noi di OcmVino.it siamo pronti ad affiancare la tua azienda per l’apertura di nuovi mercati esteri, offrendo la nostra competenza specializzata nell’acquisizione di contributi per le cantine.

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