Senza categoria 13 | 07 | 2021

Che negli ultimi anni l’attenzione verso le tematiche ambientali sia cresciuta nell’opinione pubblica è un dato di fatto. Ma se sempre più spesso sentiamo parlare dell’importanza di un Green New Deal, cioè un obiettivo in termini di riduzione del nostro impatto sull’ambiente, non è perché è semplicemente “di moda”, ma perché è fondamentale.

L’innalzamento delle temperature a livello globale ha già iniziato a far sentire gli effetti di una nuova crisi. E l’agricoltura, molto più di altri settori, è sensibilmente a rischio. Non a caso, nel corso degli ultimi anni, il fenomeno della “migrazione climatica” è stato per la prima volta riconosciuto a livello comunitario, assegnando questo status ad individui costretti ad abbandonare i propri territori a causa delle ripercussioni sull’agricoltura dettate dall’inasprimento delle temperature.

Ma ad essere interessato non è solo il sud del mondo. La stessa filiera enologica europea sta vivendo sulla propria pelle una transizione, con le nuove produzioni di vini in territori fino ad oggi considerati inospitali per la viticoltura. È il caso di alcune regioni di Germania, Francia e Svezia, che hanno avviato nuove produzioni centrando il target sulla qualità dei prodotti. Una transizione che interessa anche i vini del Nuovo Mondo, con il Canada – storico produttore di vini “invernali” – determinato ad ampliare la produzione grazie al progressivo aumento delle temperature.

Il mondo del vino è alle prese con una svolta epocale

Quanto appena evidenziato lascia ben presagire come la già pesante concorrenza internazionale all’interno del settore enologico sia destinata a crescere in futuro. Non solo a causa della crescente alfabetizzazione e richiesta di prodotti in nuovi e consolidati mercati. Ma anche, e soprattutto, per via dell’avvio di nuove produzioni innescate dal cambiamento climatico.

In questo scenario, l’Italia si colloca in una posizione scomoda, seppur avvantaggiata, rappresentata da un brand consolidato e solido, in grado di resistere a pesanti variazioni di mercato (come ampiamente dimostrato nel corso della crisi pandemica). Tuttavia, restano incerti gli sviluppi per il futuro, in termini di posizionamento delle etichette su fasce prezzo considerate competitive in un nuovo scenario internazionale contraddistinto dalla pressione di nuovi player.

Ma anche, e in particolar modo, sulle misure per arginare i possibili danni dovuti a condizioni climatiche estreme (eccessivo caldo, siccità, gelate fuori stagione) che verosimilmente diverranno più frequenti a causa del cambiamento climatico.

L’Europa (e il mercato) chiedono più sostenibilità

L’attenzione verso una maggiore sostenibilità dei processi colturali e produttivi è un aspetto che sempre di più interessa i consumatori, ma non solo. Le stesse istituzioni, a cominciare dalla Comunità Europea stanno profondamente rivedendo criteri di assegnazione di attuali e futuri bandi a sostegno del settore agricolo, premiando le aziende con maggiore attenzione sul tema.

Non a caso, nei testi dei nuovi PAC / PSR / OCM, l’aspetto della sostenibilità ambientale ha iniziato ad assumere un valore molto più rilevante rispetto al passato. Le direttive comunitarie prevedono punteggi più alti per aziende che operano in regime biologico e, non a caso, nell’ultimo mese la possibilità di riconoscere ufficialmente anche quello biodinamico è stato al vaglio degli esperti, per ora senza risultato.

Non solo: ad essere incentivati sono anche impianti di nuovi vigneti o investimenti per l’acquisto di macchinari più eco-friendly, in fede ai nuovi termini previsti dal Genuine Farmer e Green New Deal.

Diventare sostenibili per restare competitivi nell’export

Una dimostrazione della sempre crescente attenzione e richiesta attenzione al tema viene dal segmento dei vini biologici in Italia. Negli ultimi 5 anni, stando ai dati diffusi da Federvini, la percentuale di organic wine del Bel Paese è più che raddoppiata, rappresentando oggi il 12% della produzione complessiva.

Sicilia, Puglia e Toscana guidano la transizione verde, con buona risposta anche dal mercato locale e internazionale. Per il 38% degli italiani, il prossimo trend di consumo sarà proprio incentrato sul bio. Crescono i consumi anche all’estero, dove i vini biologici italiani rappresentano ormai il 33% delle etichette esportate in Germania e il 12% di quelle negli Stati Uniti.

Un risultato strabiliante, se si calcola che – secondo un’indagine condotta da Nomisma nel 2013 erano appena il 2% gli italiani tra i 20 e 65 anni a dichiarare di aver provato o acquistare regolarmente vini biologici. Oggi sono il 41%.

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