Senza categoria 04 | 06 | 2021

Che il vino italiano avrebbe dovuto iniziare a guardare con interesse a est era un dato che avevamo già preannunciato alla fine del 2019. La conferma arriva oggi, con l’uscita degli ultimi numeri del vino raccolti da Nomisma, che raccontano un trend in ascesa del vino, con particolare riguardo per quello italiano, nei Paesi dell’est.

Dati che, certamente, avrebbero potuto essere migliori ma che, allo stesso tempo, per un anno nero come il 2020 non possono che dirsi doppiamente eccezionali. Negli ultimi 5 anni, la domanda di vino in Paesi est europei è cresciuta complessivamente del 34%, toccando quota 1,3 miliardi di euro. Di questo traguardo, ben il 43% appartiene all’Italia, i cui vini, a cominciare dagli spumanti, hanno letteralmente inondato le piazze trovando sbocchi interessanti non solo nella ristorazione, ma anche nella GDO.

Non solo Russia: l’est Europa guarda al vino made in Italy

Nonostante la grande Russia resti l’obiettivo principale per le cantine italiane, specie quelle maggiormente legate al settore Horeca, sono altre le nazioni che, in questi ultimi anni, hanno fatto registrare i numeri più interessanti.

A cominciare dalla Polonia, dove un tasso di crescita del +20,7% per importazione di vini italiani nel 2019 aveva attirato l’interesse dei produttori del Bel Paese. A conferma della sempre crescente passione per il vino da parte del pubblico locale (un trend, a dire il vero, in ascesa già dal 2011) vi è l’incremento del prezzo medio a bottiglia sul mercato, passato da 1,50€ a 1,80€.

Quotazioni, certo, nettamente inferiori rispetto ai principali Paesi Target del vino italiano, ma con ampio margine d’occasione per molte cantine.

L’importazione di vini in Polonia vede l’Italia sul podio delle prime posizioni, insieme a Stati Uniti, Francia, Spagna e Bulgaria. Quest’ultima, si conti, costituisce ad oggi la principale nazione emergente per la produzione enologica nell’Est Europa, con una superficie vitata di 60mila ettari e 60 milioni di ettolitri l’anno.

Export vini in est Europa: quali nazioni crescono

Oltre alla Polonia registrano sensibili crescite nelle importazioni di vini anche Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Ucraina, Estonia, Lettonia, Lituania. Tra questi, la Polonia detiene il primato con il 26% circa delle quote di importazione annue.

Successo che va di pari passo con il crescente sviluppo economico del paese, prossimo a tornare tra i Paesi più influenti della Mitteleuropa.

Tuttavia, il maggiore exploit in termini pro-capite è quello dell’Ucraina che, con un +38% delle importazioni, supera tra i top buyer del segmento la Repubblica Ceca.

A rappresentare un ruolo chiave nel recente successo del vino italiano in Est Europa sicuramente la prossimità geografica e culturale tra la sponda mediterranea e danubiana, che ha determinato negli ultimi anni una nutrita partecipazione di buyer a fiere ed eventi tricolore, a cominciare dal Vinitaly.

Ma è anche il desiderio di rinnovamento che coinvolge in qualche modo tutte le nazioni protagoniste di questo exploit a legare in qualche modo la crescita dei consumi di vino con quella economica, sociale e politica. Il vino, ancora una volta, come indicatore di benessere, non a caso penetrando in modo più efficace nelle piazze metropolitane, rispetto alle zone rurali, dove il consumo di birra e spiriti, come la Vodka, costituiscono ancora un fattore tradizionale molto più diffuso.

Vini italiani più richiesti in Est Europa: quali sono

Traina il segmento delle bollicine, con gli spumanti che, a cominciare dal Prosecco, guidano i consumi con un notevole +9,1%. Scende, invece, la domanda di vini sfusi. Un dettaglio indicatore della crescita in fascia medio-alta, dimostrato anche dall’incremento del prezzo medio a bottiglia.

Sale la domanda di rossi toscani e vini astigiani, insieme a quella del Verdicchio marchigiano.

Il trend generale è quello di una sempre maggiore predilezione per vini di pregio, dimostrata dalla crescita del segmento bianchi e dalla vendita di vini riserva, specie del 2018, anche fuori dai negozi specializzati e di settore.

E c’è, tra i produttori italiani, che già negli anni scorsi aveva iniziato a guardare molto più a Est, verso nuovi interessanti approdi per l’Italian Wine.

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