News , OCM Vino Paesi Terzi 10 | 09 | 2019

Si incrinano i rapporti tra Russia e Georgia, con lo stop alla commercializzazione di prodotti tra i due Paesi.

Messo al bando il vino georgiano, penalizzato da rincari dei dazi. Una strategia che ha favorito l’importazione di vini italiani, in testa insieme a quelli spagnoli, tra i vini più amati in Russia.

L’ultima crisi scoppiò nel 2008, con l’invasione russa della Georgia, allora comandata dal presidente Mikheil Saak’ashvili. Un rapporto di forza, che sembra tornare ciclicamente ad infuocarsi, a causa di vecchi conflitti e interessi geo-politici mai completamente risolti.

Oggi, a poca distanza dalle ultime bagarre tra Mosca e l’attuale Primo Ministro georgiano Dmitri Medvedev, la tensione torna a farsi sentire. Dapprima con lo stop ai voli di linea tra i due Paesi e successivamente con la minaccia del Cremlino di applicare pesantissimi dazi finalizzati a penalizzare le esportazioni del mercato georgiano e i suoi lavoratori.

Una situazione molto delicata, che ha però già fatto drizzare le orecchie ad altri stakeholders orbitanti attorno al mercato russo. Tra questi, i molti, moltissimi produttori e import manager di vini stranieri, che hanno visto nello stop al vino georgiano una concreta possibilità di guadagnare mercato.

Stop al vino georgiano: perché è così importante?

Dopo gli Stati Uniti, la Russia è tra le nazioni più interessanti per i produttori di vino italiani. Un mercato attestato sul valore di circa 49 milioni di euro in vino esportati solo nel primo trimestre del 2019.

In testa alle classifiche, insieme al Bel Paese, la Spagna e, appunto, la Georgia, che fino ad oggi marcava a stretto giro i due contendenti sul podio.

L’intenzione di penalizzare quest’ultima con un blocco o pesanti tasse sull’importazione è quindi una strategia che potrebbe contribuire a mettere in ginocchio l’economia del Paese. Una strategia che, di fatto, creerebbe una falla nel mercato, della quale c’è già chi ha iniziato a prendere le misure per penetrarla.

La Russia torna quindi a rivestire un ruolo chiave per l’export di vini italiani, nonostante le instabilità politiche che da sempre caratterizzano il suo rapporto con altri Paesi, europei e non. D’altronde, a questo tipo di dinamiche sono soggetti un po’ tutti i principali attori dei mercati internazionali.

Basti pensare proprio agli Stati Uniti, che dopo l’elezione del presidente Donald Trump si sono, dapprima, impelagati in una diatriba con la Cina sui prodotti di tecnologia e, poco dopo, in un diverbio con la Francia che, anche lì, ha quasi determinato lo stop al vino francese negli States.

Esportazione vino in Russia: un’occasione per le cantine italiane

Il recente boom di esportazioni di vino italiano nel mondo ha interessato in particolar modo tre canali: USA, Cina e Russia. Ma se la volata dei rossi toscani e dei piemontesi DOP, insieme alle bollicine (vera e propria rivelazione italiana degli ultimi anni) sembra interessare solo Stati Uniti, Canada e estremo oriente (Cina su tutti), il mercato russo si contraddistingue per una preferenza di vini bianchi fermi.

Proprio questi, infatti, sembrano essere i protagonisti indiscussi del successo italiano in Russia, con un giro d’affari che già nel 2016 registrava un valore del 29%, con un incremento sulle vendite del valore di 189 milioni di euro (+4,1% rispetto al 2015), per un totale di 609 mila ettolitri complessivi esportati.

Vendere vino in Russia è, per questo, una strategia sulla quale molte cantine italiane hanno già da tempo pensato di investire. Complice la possibilità di iniziare attraverso la vendita online, finanziata dai fondi OCM Vino Paesi Terzi o per via del sempre maggiore interesse dei turisti russi verso le località italiane, l’interesse per Mosca da parte delle aziende italiane sembra essere cresciuto esponenzialmente.

Vendere vino in Russia: fallo con gli OCM Vino Paesi Terzi

Come detto, quello dei fondi OCM rappresenta senza dubbio una grande occasione per le cantine italiane. La possibilità di beneficiare di un contributo come il bonus “OCM Vino Paesi Terzi” è certamente un sostegno concreto per le aziende.

Il fondo Paesi Terzi, infatti, offre la copertura di investimenti finalizzati all’apertura di nuovi mercati in Paesi extra – UE, come:

  • partecipazione a fiere ed eventi di settore;
  • produzione e realizzazione di materiale promozionale in lingua, come brochure, shooting prodotti e cataloghi;
  • copertura spese di traduzione e interpreting;
  • invio campionature;
  • realizzazione di sito internet con ecommerce in lingua.

Se desideri maggiori informazioni in merito ai fondi OCM Vino contatta gli esperti di OCMvino.it. Se invece hai già scelto la Russia come Paese Target inizia leggendo questi pratici consigli per iniziare ad orientarti!

Non perderti gli aggiornamenti sull'ocm vino

Pin It on Pinterest

Share This