News 09 | 09 | 2021

La ripresa dei consumi passa attraverso il Bel Paese che, sotto la spinta dell’emergenza Covid, raggiunge un nuovi traguardi. Nel primo semestre 2021, l’export agroalimentare italiano ha toccato la quota record di 24,81 miliardi di euro, con +12 punti in percentuale rispetto al 2020.

Un dato che fa stimare una nuova base annuale di 50 miliardi di euro per la filiera, quest’anno provata dalle avverse condizioni climatiche che hanno determinato forti aumenti dei prezzi. Salgono, infatti, del 3,3%, stando ai dati Istat, i prezzi di ortaggi e verdure, a causa delle gelate tardive di primavera e di un’estate eccessivamente torrida.

Export 2021: il valore del venduto supera le importazioni

A coronare le performance raggiunte dall’agroalimentare italiano nei primi sei mesi dell’anno anche il raggiungimento di un obiettivo atteso da tempo: l’autosufficienza nella bilancia alimentare tra esportazione e importazione di cibo e bevande. La vendita all’estero di prodotti made in Italy supera ormai per volumi e valori quella sul territorio nazionale, con percentuali in crescita stimata anche per la stagione autunnale.

A dimostrazione del trend in ascesa figura certamente la filiera enologica che, ad essere onesti, aveva anticipato i tempi già nell’era pre-Covid, con l’esportazione di vini all’estero quotata oltre il 60% dell’intera produzione nazionale.

Con l’emergenza Covid” – ha detto Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, illustrando le stime di settore presentate nel corso dell’ultima edizione del Cibus di Parma – “il cibo è diventato la prima ricchezza dell’Italia, pari al 25% del Pil, con 538 miliardi di euro lungo l’intera filiera agroalimentare allargata dal campo alla tavola e ben 4 milioni di lavoratori impegnati in 740.000 aziende agricole, 70.000 industrie alimentari, oltre 330.000 realtà della ristorazione e 230.000 punti vendita al dettaglio”.

Italia primo produttore europeo di riso, grano duro e vino, ai quali fanno seguito le filiere ortofrutticole, comprese quella di frutta secca, come nocciole e castagne.

Numeri dell’export: l’agroalimentare italiano regge l’urto dell’emergenza Covid

Grazie alla domanda internazionale, il mercato food & beverage italiano supera egregiamente le difficoltà dettate dall’emergenza sanitaria ancora in corso. Con un fatturato di +11 punti in percentuale nel solo mese di giugno, l’Italia dell’agroalimentare si conferma tra i settori più resilienti contro la crisi in atto. A sostegno del trend figurano certamente le massicce campagne di vaccinazione, con conseguenti e progressive riaperture delle attività di ristorazione.

Un dettaglio che evidenza la stretta connessione tra la filiera italiana e il canale Horeca internazionale.

A trainare le esportazioni sono in particolar modo Stati Uniti, al secondo posto in classifica ma con incrementi maggiori della domanda del 18,4% rispetto agli anni scorsi, e la Germania, in testa al podio con +6,8% in volumi.

Seguono Francia (+6,7%) e Gran Bretagna, dove invece si continua a perdere terreno a causa delle incertezze dettate dall’incremento di dazi e burocrazia dettati dalla questione Brexit.

Risultati eccezionali per il mondo del vino, con numeri a doppia cifra che vanno dal +36,6% delle esportazioni in Cina e il +29,4% di quelle in Russia. Dati che, è bene specificare, si riferiscono alla comparazione tra il primo semestre di quest’anno e quello del 2019, ancora estraneo all’emergenza sanitaria. Gli Stati Uniti, tuttavia, si riconfermano il primo mercato per i vini italiani, ma nuovi e interessanti scenari continuano ad aprire possibilità in mercati consolidati ed emergenti, in Oriente quanto in Europa.

Il made in Italy ha bisogno di certezze

Se da un lato le potenzialità delle eccellenze agroalimentari italiane appaiono oggi ancora più lampanti (qualora non lo fossero già), i successi ottenuti in questi ultimi anni pongono in essere una riflessione necessaria.

L’incremento di consumi ed esportazioni dei prodotti made in Italy è, sì, una realtà assolutamente positiva, ma non esente da pericoli e nuove sfide. Prima tra tutte l’esigenza di tutelare già da subito un mercato fatto di piccole, medie e grandi imprese, insieme al suo indotto, in un periodo di forti incertezze, come quello che stiamo vivendo.

La sempre maggiore concorrenza internazionale, unita all’incremento delle disparità tra classi sociali e approvvigionamento alimentare, dovuto all’emergenza sanitaria e a fattori economici, deve obbligare l’Europa e lo stesso governo italiano (insieme a quelli futuri) ad una presa di provvedimenti mirati a salvaguardare produttori e consumatori dal pericolo di speculazioni, truffe e concorrenza.

Pericoli, a dire il vero, già presenti e in forte aumento all’interno dei diversi mercati, che vanno dalla contraffazione di prodotti italiani, con vino, olio e formaggi in primis, alla speculazione sui prezzi applicati da terzisti del retail o della ristorazione. Fenomeni in grado non solo di ledere il buon nome di un brand, come quello del made in Italy, ma – peggio – di danneggiare gli stressi produttori, all’interno di un sistema delicato come quello dell’export.

Inoltre, essendo la filiera enogastronomica italiana rappresentata in gran numero di piccoli e medi produttori, per i quali l’ingresso sui mercati internazionali è reso sempre più difficile da obblighi doganali, pre e post crisi sanitaria, esosi investimenti in termini di scouting e matching con importatori, appare oggi indispensabile continuare ad investire concretamente in soluzioni online per agevolare questi e nuovi player specie per quanto concerne l’export.

Soluzioni che, nel mondo del vino, sono già una realtà, come le fiere digitali per l’horeca e la grande distribuzione, in grado di agevolare l’apertura di nuovi mercati esteri anche alle piccole cantine. Tutto questo insieme ad un sempre più professionale servizio di affiancamento e consulenza per l’acquisizione e la gestione di contributi mirati per l’export e la promozione dei prodotti.

Fondi come gli Organizzatori Comuni di Mercato, che negli ultimi anni hanno rappresentato un sostegno fondamentale per produttori di vino, olio, miele e molti altri prodotti.

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