News 17 | 12 | 2019

Con ottime prestazioni registrate nel primo semestre 2019, la Corea del Sud rappresenta uno dei nuovi Paesi Target più interessanti per il mercato del vino italiano. Ecco quello che devi sapere per vendere vino in Corea: autorizzazioni, certificati e altre informazioni utili.


I numeri 2019 sull’export di vino italiano hanno evidenziato un rapporto in crescita, seppur minima, per valore e vendita di vino italiano all’estero. Un dato migliore rispetto alle performance dei principali competitor delle etichette Made In Italy, come Francia e Cile. Dati fortemente influenzati dallo sviluppo di strategie orientate alla promozione di nuovi prodotti e territori, come il prosecco delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, ma anche grazie a sostegni concreti per le cantine come i fondi OCM Vino Paesi Terzi, per l’apertura di nuovi mercati internazionali.

Ed è proprio dallo studio investimenti del Paesi Terzi che emerge l’aspetto più interessante, che non riguarda tanto la marginalità complessiva quanto un primo, timido, dirottamento dell’assett italiano su nuovi Paesi Target, diversi da quelli ormai considerati canonici. Secondo le stime di Nomisma Wine Monitor, perde lievemente terreno il mercato USA e Cinese che, insieme a quello Russo mrappresentano il principale obiettivo degli stakeholder italiani.

Deficit insignificanti, certo, che non destano alcuna preoccupazione per la stabilità dell’export italiano per il 2020 ma che, allo stesso tempo, hanno aperto le porte a nuovi scenari per l’anno venturo, che le cantine hanno già iniziato a vagliare con interesse.

Tra i nuovi Paesi Target ad affacciarsi sul panorama italiano, come raccontato da Federvini, predomina l’Est Europa, con Repubblica Ceca (+20,2%), Ucraina (+17,4) e Polonia (+20,7%) in testa, ma soprattutto la Corea del Sud, che con un incremento del +14,6% potrebbe attestarti con nuovo mercato asiatico del 2020. Le cantine italiane avevano già iniziato ad accorgersi di questo trend nel 2018, in occasione del Seul International Wines & Spirits Expo, dove 17 cantine avevano raccolto dati di consenso dal pubblico coreano, confermati dai dati di settore in crescita.

Vediamo allora quello che devi sapere per vendere vino in Corea, tra autorizzazioni, certificati e altre informazioni utili.

Vendere vino in Corea del Sud: trend e mercato di riferimento

Per prendere familiarità con questo nuovo mercato è fondamentale conoscere i gusti dei coreani in fatto di vini, distillati e alcolici in generale. A questo scopo può esserti utile la lettura di un accurato rapporto stilato dalla Camera di Commercio di Treviso sull’argomento.

Nello studio si evidenziano preferenze di settore, con un focus in merito ai prodotti più ricercati e prezzo medio a bottiglia. I coreani, come il resto delle popolazioni asiatiche, vive l’approccio con gli alcolici in maniera culturalmente diversa rispetto agli occidentali. Si prediligono le bevande a bassa gradazione, solitamente ottenute dalla distillazione del riso, come i tradizionali Makgeolli o Soju. Il prezzo medio a bottiglia del vino di riso coreano si orienta su 1,50€ a bottiglia e viene solitamente consumato dopo i pasti per un brindisi cordiale.

Nonostante questo, dagli anni ’80 i coreani hanno iniziato a manifestare un sempre crescente interesse per la cultura eno-gastronomica proveniente da altri Paesi, seppur senza mai rinunciare alle proprie tradizionali.

L’apertura, sempre più diffusa, di ristoranti stranieri e l’ingresso sugli scaffali di prodotti extra-nazionali ha favorito la formazione culinaria, specialmente per quanto concerne il vino, che oggi in Corea è ancora un bene considerato di lusso e, per questo, di nicchia. Ciononostante, la sua distribuzione sembra crescere a ritmo sostenuto, con una notevole impennata negli ultimi anni.

In particolar modo, è proprio il settore della Grande Distribuzione a riportare il maggior segmento di margine, staccando quello dell’Ho.Re.Ca, ancora contraddistinto da prezzi troppo esosi per il pubblico a causa dei rincari applicati dai gestori di hotel e ristoranti.

Sale il consumo pro-capite, indissolubilmente legato alle scontische delle grandi catene di vendita e al consiglio di influencer, sommelier e degli stessi venditori. Il fattore prezzo è ancora un aspetto preponderante, ma si inizia ad avvertire una nuova polarizzazione dettata dalla qualità del prodotto e dalla sua esclusività.

Autorizzazioni e certificati per vendere vino in Corea

Esistono certificati e autorizzazioni standard che valgono per quasi tutti i Paesi del mondo. Per esportare vino in Corea esistono, inoltre, autorizzazioni e documenti specifici. Vediamoli tutto quello di cui hai bisogno

Oltre alla DAU, dichiarazione in dogana, in Corea è richiesta fattura commerciale in 3 copie in inglese. È obbligatoria una dichiarazione di origine, con descrizione dei prodotti e che riporti la dicitura: ”L’esportatore dei prodotti coperti dal presente documento (con allegata autorizzazione doganale) dichiara che […], salvo indicazione contraria, questi prodotti hanno origine preferenziale.

Il certificato EUR1 non è riconosciuto e se la spedizione supera quota 6.000 euro l’esportatore deve ottenere direttamente dalla dogana lo stato di “esportatore autorizzato”.

Trasporto ed etichettatura prodotti

Sono indispensabili:

  • polizza di carico;
  • lettera di vettura aerea (AWB);
  • lettera di vettura internazionale (CMR);
  • lista dei colli, che riassuma merci trasportate, volume, numero dei colli, contenutori e quantità della merce.

Non vi è obbligo di assicurare la merce, ma è fondamentale rispettare l’etichettatura di origine, in coreano e in inglese. In merito a questo è importante sapere che la Corea del Sud non riconosce l’UE come “zona di origine”, pertanto la dicitura “Made in UE” è da considerasi errata.

È possibile spedire temporaneamente prodotti, campionature e materiale per fiere, mostre e altri eventi di settore attraverso la specifica certificazione ATA rilasciata dalla Camera di Commercio di competenza. Ulteriori informazioni sul tema sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del Governo Italiano.

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