News 18 | 07 | 2019

Dopo anni di dibattiti, modifiche e una lunga gestazione, tipica della burocrazia italiana, finalmente si intravede uno spiraglio positivo sul tema dell’enoturismo in Italia.

Non solo visite in cantina e mappatura delle aziende in grado di offrire proposte in termini di visite guidate e degustazioni: la legge sull’enoturismo darà la possibilità di gestire la cantina come una vera e propria struttura ricettiva, per ospitare “wine travellers” interessati al vino italiano e a scoprirlo in modo più lento e suggestivo.

Un passo avanti importante, atteso, necessario per regolamentare il settore e promuovere il rapporto tra territorio, prodotti agroalimentari e turismo

È quanto recentemente dichiarato dal Ministro delle Politiche Agricole Marco Centiaio, che rimarca inoltre come “Attraverso questo decreto, le aziende vitivinicole regolamenteranno le loro attività di accoglienza, di divulgazione e degustazione, proponendo particolari percorsi esperienziali e turistici incentivando il mercato dei viaggi, delle vacanze e del turismo”.

Una strategia finalizzata ad aprire nuove ed interessanti opportunità in termini di valorizzazione del territorio, specie quello delle aree interne d’Italia, con possibilità di crescita per tutta la filiera.

L’iter è ora quello di attendere l’approvazione ufficiale del Decreto e la sua conversione in legge, che a questo punto dovrebbe arrivare a breve. Ad ogni modo, il testo del decreto dal titolo “Linee guida e gli indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica”, approvato qualche settimana fa in Conferenza Stato-Regioni, è già consultabile sul portale del MIPAAFT, per iniziare a farsi un’idea.

Vediamo in dettaglio cosa dice.

Turismo del vino: cosa dice il decreto sull’enoturismo

Il decreto legge equipara il turismo in cantina alle attività agrituristiche, soprattutto da un punto di vista fiscale. In questo modo, si dà la possibilità a piccole e grandi aziende agricole di inserire in bilancio i relativi incassi derivanti dalle attività ricettive.

In passato, questo non era possibile, e non lo era – per assurdo – neanche l’organizzazione di attività che prevedevano la degustazione dei prodotti, considerata somministrazione e per questo soggetta a licenza. La conditio per iniziare è quella di presentare regolare SCIA, presso il proprio Comune di appartenenza.

Una volta sbrigata la pratica, sarà possibile orientarsi sulle linee guida standard che garantiscono la qualità di questo servizio, come l’apertura settimanale o stagionale, l’uso di strumenti per la prenotazione, la promozione delle nuove attività, la formazione e retribuzione di personale addetto all’accoglienza.

Le attività considerata nella sfera dell’enoturismo riguarderanno principalmente:

  • visite guidate nei vigneti;
  • visite in musei dedicati a strumenti di viticoltura, storia e pratica agricola o produzione enoica;
  • attività di carattere didattico, culturale e ricreativo svolte nei vigneti, compresa la vendemmia didattica;
  • degustazione in abbinamento con alimenti, come prodotti agroalimentari freddi, manipolati, trasformati o pronti al consumo.

Particolare attenzione è stata riservata a quest’ultimo punto. In origine, infatti, lo stesso decreto prevedeva il solo utilizzo di alimenti pronti, cioè confezionati, su suggerimento delle associazioni di categoria. Un aspetto modificato nell’ultima stesura del documento, che vede oggi la possibilità di utilizzare anche alimenti manipolati e trasformati direttamente in azienda.

L’importante è che siano, appunto, freddi e preparati in ambienti idonei.

Numeri dell’enoturismo in Italia

Nonostante, ad oggi, una vera e propria legge sull’argomento non sia ancora stata approvata, l’enoturismo in Italia è un settore che ha già iniziato a muovere i primi passi, e con risultati interessanti.

Come quelli riscontrati da Nicola D’Auria, presidente dell’associazione nazionale Movimento del Vino, promotore negli ultimi anni del Treno del Vino a bordo della ferrovia storica Transiberiana D’Abruzzo, nonché della curiosa trovata della “Fontana del Vino”, installata all’interno della cantina Dora Sarchese, con grande successo di pubblico. Una strategia nata dal desiderio di offrire una sosta ai pellegrini impegnati nel neonato Cammino di San Tommaso, dando loro la possibilità di degustare i prodotti dell’azienda.

Un’intuizione che ricalca quelle di numerose altre aziende presenti in tutta la Penisola, per un giro d’affari che la Borsa Internazionale del Turismo di Milano ha individuato all’interno del XV Rapporto sul Turismo del Vino in Italia in ben 2,5 miliardi di euro. Un traguardo non da poco, tanto più dal momento che proviene da attività senza infrastrutture portanti o una reale organizzazione in termini di inquadramento fiscale e possibilità organizzative.

Un dato che sembra finalmente aver colpito anche le Istituzioni italiane prossime, appunto, all’approvazione della legge in decreto.

Enoturismo in Italia: fondi europei, bandi e contributi

Non esistendo, al momento, una regolamentazione del settore, non esistono di fatto contributi atti a finanziarlo. Tuttavia, l’incremento di questo settore è possibile grazie a fondi come lOCM Vino Paesi Terzi, bando che finanzia attività di organizzazione di eventi, B2B o fiere promossi da gruppi di cantine o consorzi.

Una possibilità da sfruttare per incidere positivamente sul successo di attività di questo tipo. Sulla stessa linea, gli stessi fondi OCM, grazie al potenziale dettato dalla ristrutturazione e riqualificazione delle cantine, potranno forse in futuro essere sfruttati per progetti alla riconversione in termini ricettivi delle cantine.

Se non vuoi perdere l’occasione di accedere a questi bandi, iscriviti alla newsletter di OCMvino.it: il modo più sicuro per restare aggiornato sull’uscita di questi e altri finanziamenti e notizie sul tema dell’enoturismo e non solo.

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