Senza categoria 13 | 05 | 2021

L’effetto Covid sulla filiera enologica torna a scombussolare i numeri del vino anche di questo secondo anno di pandemia. Dopo gli esiti disastrosi del primo improvviso lockdown, il nuovo blocco della ristorazione deciso dal governo Conte all’inizio del 2021 è tornato ad avere ripercussioni anche sui produttori italiani.

Non è un caso, infatti, se proprio lo scorso anno a perdere maggiormente terreno siano state le cantine da sempre legate al segmento Horeca che, a causa delle chiusure in tutta Europa, si sono viste di punto in bianco crollare il terreno sotto ai piedi.

Un fattore che ha determinato due importanti prese di coscienza per l’intero settore:

  • la possibilità di aprire il mercato dei vini di fascia alta, da sempre legato alla ristorazione e ai negozi specializzati, anche alla grande distribuzione e al mercato online. Pratica, la prima, che per molti rappresentava un’eresia solo fino a due anni fa, oggi quasi completamente sdoganata;
  • l’importanza di differenziare, con il posizionamento multicanale della medesima referenza, ottimizzata nel prezzo in base a mercato e vetrina di riferimento.

Eppure, sono in molti a chiedersi quale sarà il futuro rapporto tra vino e ristorazione e quando si potrà, finalmente, tornare a respirare un po’ di normalità.

Vino fermo in cantina: 2 milioni di ettolitri in più dello scorso anno

E anche quest’anno sono ingenti gli ettolitri rimasti stoccati nelle cantine italiane a seguito dei primi mesi di restrizioni intercorsi dall’inizio dell’anno. Circa 56 milioni di ettolitri, 2 milioni in più dello scorso anno secondo Coldiretti, che a questo punto ha lanciato l’allarme a Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo Economico alla ricerca di una soluzione.

In pratica, l’equivalente di un’intera vendemmia è ancora invenduta nelle botti e anche quest’anno tornano a farsi sentire i timori in previsione di una nuova vendemmia. Tuttavia, la parziale riapertura di maggio ha già lanciato segnali in positivo per il settore ricettivo, come boom di prenotazioni in ristoranti e alberghi e tanta voglia di lasciarsi alle spalle i difficili mesi appena trascorsi.

Dinamica simile a quella della scorsa estate, quando il terrore per il possibile manifestarsi di nuovi contagi rischiava di condizionare anche la stagione estiva, dopo quella primaverile. Condizione che, fortunatamente, non si è verificata, dando un po’ di respiro ai ristoratori e ai produttori di vino con loro. Tuttavia, fondamentale si è rivelato lo sviluppo di nuove strategie mirate a differenziare e rilanciare l’offerta gastronomica ed enoturistica, come nel caso del cestino pic-nic da asporto.

Una formula tra le tantissime nate in risposta alla pandemia che quest’anno, con l’obbligo di servizio solo all’esterno dei locali, torneranno sicuramente a prendere piede, diffondendosi e / o evolvendosi ulteriormente.

La ristorazione sta cambiando, e il vino italiano con lei

Format incentrati su delivery e asporto rivestono ormai un ruolo sempre più importante nel settore, e coinvolgono anche le filiere legate alla ristorazione. Il dibattito alla ricerca di nuove sinergie tra i due settori è un tema sul quale ogni produttore e gestore di attività dovrebbe riflettere.

Una recente ricerca condotta da Wine Meridian dal titolo “Vino e Ristorazione: cercasi nuova alleanza” ha svelato come per il settore Horeca il comparto vitivinicolo sia ancora troppo “chiuso” e poco propenso a venire incontro alle necessità di un settore in crisi.

Un comparto, quello della ristorazione, che riguarda circa il 30% della produzione enologica nazionale, per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro. Sicuramente al di sotto degli attuali valori e volumi dell’export di vino italiano all’estero, che da solo muove ogni anno circa il 60% della produzione complessiva del Bel Paese. Ma, allo stesso tempo, altrettanto fondamentale.

Secondo la ricerca, il 55% dei produttori italiani di vini considera il rapporto con i ristoranti “non soddisfacente” e, non a caso, nella quasi totalità dei casi il confronto è con gli importatori internazionali. Dal canto loro, la quasi totalità dei ristoratori (85%) chiede di ridurre gli incontri con agenti e distributori responsabili di una sola cantina, prediligendo invece intermediari con un portfolio più assortito, per concentrarsi maggiormente sul proprio lavoro.

Inoltre, il coro unanime dei titolari di attività ricettive chiede alla filiera del vino maggiore elasticità in termini di offerte, in grado di adattarsi alla complessità del periodo. Prendono in quest’ottica sempre più piede strategie come la distribuzione in conto vendita e il reso gratuito da parte degli intermediari, a patto che questa disponibilità non gravi sulle spalle dei produttori.

Si studiano in questo senso strategie per la riemissione delle bottiglie in circuiti secondari, appartenenti alla ristorazione o all’export, per garantire ad entrambe le parti vantaggi in termini di condizioni.

Vini in cantina: la migliore soluzione è l’online

Distribuzione di vini per bar e ristoranti, vendita retail o all’ingrosso e, soprattutto export: per far fronte alle criticità del periodo sempre più produttori sono ormai approdati online nel tentativo di dare continuità al lavoro. E, spesso, con interessanti risultati.

La parabola registrata dall’e-commerce nei mesi del primo lockdown sembra ormai aver esaurito il suo potenziale, ma a crescere sono le piattaforme per la distribuzione al settore Horeca e alla vendita di vino all’estero. Soluzioni cresciute al punto da rappresentare, ormai, una nuova normalità che sicuramente resterà anche ad emergenza conclusa, funzionale al punto da essere entrata ufficialmente all’interno dei principali bandi e finanziamenti di settore.

Uno tra tutti l’Ocm Vino Paesi Terzi che, all’interno del bando 2021 ha reso finanziabili attività di scouting di importatori e degustazioni online, come mai successo prima.

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