News 24 | 02 | 2020

Pesanti le ripercussioni sul mercato asiatico, tra i principali canali export di vino italiano nel mondo. Il Coronavirus fa paura, ma al di là del contagio, la sua pericolosità è dettata dal potere di coinvolgere i mercati in una spirale critica per tutti i Paesi coinvolti.


L’emergenza Coronavirus ha, naturalmente, condizionato i mercati internazionali, specie quelli orientati verso i Paesi asiatici. Uno sconvolgimento enorme, che non riguarda solo la Cina, ma tutte le Nazioni interessate da rapporti commerciali con il Gigante Asiatico e nazioni orientali.

Già dal gennaio scorso, cioè proprio agli albori dell’epidemia, gli effetti del virus hanno determinato ripercussioni molto pesanti sull’economia cinese, con la chiusura di innumerevoli poli commerciali e lo stop al trading internazionale, non solo nella zona di Wuhan, dove il contagio è iniziato, ma allargandosi rapidamente a macchia d’olio fino a Pechino, Hong Kong e Shangai.

E proprio Wuhan, importante polo commerciale, fu una delle tappe più interessanti nel 2018 del Roadshow Vinitaly, evento finalizzato ad affermare la presenza del vino italiano sul mercato cinese.

Un mercato che, anche grazie a strategie di questo tipo, è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni registrando cifre da record: +62% di vino italiano esportato, che dal 2018 ricopre una quota di mercato pari a circa il 10% dell’intero prodotto vinicolo venduto nel Paese. Un giro d’affari di oltre 2,5 miliardi di euro, oggi pesantemente a rischio.

Già perché, al di là del pericolo sociale, gli effetti del nuovo virus avranno, e stanno già avendo, concrete ripercussioni sull’economia non solo cinese, ma di tutti i suoi investitori. Un effetto-shock che proprio la Cina aveva già affrontato in passato durante l’emergenza SARS, ma che oggi ha già assunto caratteri molto più gravi e globali.

Conavirus: fiere saltate in Cina e accorgimenti per eventi internazionali del vino

Annullata la fiera del vino di Chengdu e l’importante WineExpo di Hong Kong. Ancora in forse, ma pare per poco, la rinomata fiera Interwine di Canton, dove erano attese, tra le altre, numerose cantine italiane per il lancio di nuove importanti annate.

Coldiretti Italia invita alla calma, ribadendo che “la conseguenza dell’emergenza sanitaria si riflette sull’economia cinese, ma ha anche un effetto-valanga sul mercato globale. Una situazione che va attentamente monitorata dall’Unione Europea per salvaguardare un settore chiave per la nostra economia e quella di altri Paesi del mondo”.

Nel frattempo si moltiplicano le indiscrezioni anche su altri importanti appuntamenti del settore. Dal Vinitaly al prestigioso ProWein di Dusseldorf, praticamente prossima iniziativa in calendario.

Nonostante la distanza geografica e le molte rassicurazioni dell’organizzazione, sono tanti gli esportatori, visitatori e stake-holders alla ricerca di informazioni. L’ingresso di cittadini provenienti da zone rosse del contagio sono già limitati negli spostamenti, e gli aeroporti cinesi vivono praticamente un momento di stallo dall’inizio dell’epidemia. Gli imprenditori cinesi, quindi, saranno praticamente assenti agli eventi di rilievo, con ovvie ripercussioni per il mercato.

Nonostante la possibilità di contrarre il virus nel corso di un evento internazionale sia molto limitata, la possibilità spaventa il pubblico e il fattore psicologico gioca un ruolo determinante. Il successo di questa e altre manifestazioni enoiche è quindi del tutto imprevedibile al momento, ma l’insicurezza regna sovrana, tanto da “scomodare” la stessa OMS insieme al celebre Robert Koch Institut di Berlino, impegnate in dichiarazioni per rassicurare il pubblico sulla pericolosità minima dell’evento in relazione all’epidemia in corso e alle buone pratiche da rispettare per tutelarsi.

Allo stesso tempo, l’assenza di investitori cinesi inizia a farsi sentire. È sempre Coldiretti ad affermare che “per effetto della crescita degli ultimi anni, la Cina è oggi uno dei primi 5 Paesi al mondo per consumo di vino, in testa alla classifica se consideriamo solo i rossi”.

Un mercato che, solo in Italia, ha registrato nel 2019 un valore di 140 milioni di euro per il vino e 460 milioni per l’intero comparto agroalimentare.

Wine export e Coronavirus: quali le regioni italiane più in difficoltà

L’effetto del virus si fa sentire maggiormente sulle regioni italiane più interessate da rapporti commerciali con l’oriente e, più in generale, per l’esportazione di vini all’estero.

A cominciare dal Piemonte, dove l’export di vini costituisce quasi il 60% delle vendite totali del settore, di cui una buona percentuale proprio in Cina, dove Barolo, Nebbiolo e Barbaresco hanno acquisito, negli ultimi anni, posizioni di rilievo.

Effetti anche in Lombardia, al 21% per esportazioni e un canale diretto tra la Cina e i vini della regione.

Ne fa le spese anche il Veneto, soprattutto in termini di bollicine. Non a caso Nadia Zenato, produttrice vitivinicola e Delegata della Regione Veneto dell’associazione le “Donne del Vino, ha recentemente dichiarato a LaPresse l’importanza di iniziare a guardarsi attorno alla ricerca di nuovi mercati, dato il blocco di quello cinese.

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