Senza categoria 26 | 04 | 2021

Con un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi, Coldiretti Veneto ha espresso la propria soddisfazione per la riapertura dei locali prevista dopo le ultime settimane di zona arancione obbligatoria per tutta Italia.

Una scommessa” – dichiara il comunicato – “dopo un anno di “montagne russe” con andamenti altalenanti legati ovviamente alle chiusure obbligate e alla conseguente mancanza dei turisti, oltre che alle nuove abitudini di acquisto praticate dalle famiglie per continuare a consumare le bottiglie preferite in casa.”

Un anno durante il quale, i vini veneti hanno saputo tutto sommato reggere il colpo con il Covid, registrando un +7,4% in imbottigliamento nel primo trimestre dell’anno e un valore di 2,2 miliardi in export. Valori sui quali ha sicuramente gravato il crollo del Prosecco, senza ombra di dubbio tra i vini regionali più influenti e gettonati e, suo malgrado, anche tra i più colpiti dalle dure ripercussioni dell’emergenza sanitaria, dopo i successi degli anni scorsi.

Ma il dato più interessante secondo l’associazione di categoria riguarda la modifica nei consumi dettata da minori flussi turistici e dalla improvvisa mancanza dei canali di ristorazione e somministrazione.

Horeca: flessioni in Stati Uniti e Germania, ma crescono altri Paesi

Il divieto improvviso agli spostamenti e il blocco totale e parziale alla ristorazione hanno influito pesantemente sulle performance del segmento Horeca, a livello nazionale e non.

I dati più preoccupanti arrivano da Stati Uniti e Germania, primi mercati di riferimento per il vino italiano, che hanno perso rispettivamente 22% e 24% in termini di export nel corso dell’ultimo anno. Forte diminuzione anche in Gran Bretagna, dove a pesare sul deficit del 33%, però, ha contribuito anche la questione Brexit, per ora sospesa ma è presto per cantare vittoria.

La speranza è che l’avanzare delle campagne di vaccinazione possa favorire una rapida risoluzione dell’impasse, specie dal punto della ripresa del canale Horeca. Segnali di speranza in questo senso arrivano dalla Cina, dove la ripresa economica è tornata ad attirare produttori di vini stranieri, specie italiani e francesi, agevolati anche dalla recente retrocessione sulla piazza di vini australiani e cileni.

Lo stop ai flussi turistici, inoltre, sembra aver agito anche nel modifica la mappa mondiale dei consumi di vino. Per il primo anno, infatti, nel 2020, il Portogallo si classifica al primo posto con 51,9 litri procapite consumati durante l’anno, seguito da Italia (46,6 litri), Francia (46 litri), Svizzera (35,7 litri) e Austria (29,9 litri).

Covid e export: il vino italiano perde valore, ma meno di altri

Nell’anno più difficile per le economie mondiali dalla crisi del 2008 e, soprattutto, dopo i grandi successi raggiunti dal vino italiano nel 2019, il 2020 non poteva non chiudersi in negativo anche per il comparto enologico made in Italy. Contenuto, tuttavia, il valore delle perdite, con un -6,7% e un totale complessivo di 29,6 miliardi. Le perdite maggiori riguardano, come detto, il segmento delle bollicine, con spumanti e vini frizzanti crollati del 15%.

Ma è la Francia il paese produttore a fare i conti con le perdite maggiori: -17% rispetto all’inizio e un volume di produzione ampiamente sotto la media annuale. Segue il trend anche Spagna che con i suoi 20 milioni di ettolitri si posiziona circa alla metà del volume di vini prodotti dal Bel Paese. Un’Italia, quindi, che non esce illesa dalla pandemia, ma senza dubbio meglio delle sue principali competitor.

Covid e Ocm Vino: l’importanza di fondi a sostegno dell’export digitale

Con l’improvvisa mancanza di fiere di settore e appuntamenti stagionali, blocco della ristorazione e al turismo, il vino italiano si è ritrovato lo scorso anno impreparato a gestire l’accumulo di ettolitri ancora in giacenza all’inizio dell’estate.

Oltre 50 milioni di ettolitri impossibili da smaltire senza l’ausilio dei canali abituali ai quali erano destinati. Difficoltà che hanno certamente influito sul prezzo medio a litro su scala nazionale e internazionale, con un deprezzamento su imbottigliati e sfusi di circa il 9%. Troppo, soprattutto se si pensa alle innumerevoli difficoltà con le quali i produttori sono stati costretti a misurarsi. Prima tra tutte la difficoltà di dare continuità all’export attraverso l’incontro con importatori professionisti alla ricerca di vini italiani.

Dopo le prime, concitate, fasi dell’emergenza, e un labile quanto inefficace riscontro su e-commerce e delivery, molti produttori hanno scelto di spostarsi online alla ricerca di soluzioni efficaci. Tra queste le cosiddette “fiere digitali”: piattaforme ottimizzate per la degustazione online, pensate per ospitare produttori di vini e importatori, in ottica di B2B.

Una rivoluzione diffusa al punto da aver costretto l’UE a riconsiderare il piano OcmVino Paesi Terzi previsto per l’anno in corso, includendo tra le spese ammissibili i tasting sul web, lo scouting di importatori, la vendita e la promozione online.

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