Senza categoria 12 | 01 | 2021

Con il 2020 virtualmente alle spalle è tempo di bilanci per lo sviluppo di nuove strategie in previsione dell’anno appena iniziato. Il desiderio di ripartire è tanto, nonostante siamo molte anche le difficoltà che ancora contraddistinguono il settore e, in particolare, l’export.

Il fermo al canale della ristorazione potrebbe durare ancora a lungo in diversi Paesi, o tornare a subire rallentamenti e stop in caso di nuovi incrementi di contagi. D’altronde, le stime erano state chiare già alla fine dello scorso anno, con l’Istituto Mondiale della Sanità rassegnato al possibile protrarsi dei disagi dettati dalla Pandemia ancora per i prossimi due anni.

Il settore del vino, tuttavia, ha già iniziato a trovare il proprio modo di reagire, specie grazie al digitale, per ovviare, se non altro, alla mancanza di fiere ed eventi di settore. In attesa di poter tornare alle degustazioni in presenza e ai matching BtoB, i professionisti dell’export hanno messo a punto nuovi sistemi sempre più performanti, elevando le strategie online non più a mera alternativa rispetto ai canali tradizionali, ma ad un format a sé stante, sempre più richiesto.

La partita da giocare ora si concentra sui principali Paesi Target che sempre rappresentano le maggior attrattive per il vino italiano. A cominciare dagli USA, dove la recente elezione del nuovo presidente Joe Biden lascia ben sperare l’avvio di politiche di importazione più favorevoli rispetto a quelle promosse dall’ormai ex presidente Trump.

Ma, ad essere seguite con un occhio di riguardo, sono anche le transazioni sulle piazze di Cina e Russia, insieme ad altri piccoli ma altrettanto interessanti paesi emergenti.

Export di vino negli USA: cosa accadrà nel 2021?

Dopo l’anno più nero per le transazioni internazionali (ma è stato davvero così per il vino italiano?), il principale obbiettivo è quello di mantenere il ruolo da protagonista che l’Italia ha ormai guadagnato in territorio americano. Una posizione dominante che, seppur ancora minoritaria rispetto ai cugini francesi, presenta grandi margini di miglioramento.

Sono in molti a chiedersi, dopo i grandi successi raggiunti nel 2019, se il vino italiano avrebbe potuto guadagnare punti rispetto all’Eliseo, fortemente penalizzato dalle politiche sui dazi di Donald Trump che hanno fatto crollare le vendite di vini di lusso negli States, a cominciare da quelli di Borgogna. Un’ipotesi del tutto imprevedibile, se si pensa che le sfuriate dell’ormai ex presidente americano sono costate complessivamente all’export straniero circa 7,5 miliardi di dollari.

Ma, diceva qualcuno, “con i sé e i ma non si fa la storia”, e ciò che resta da fare, allora, è solo provare a rilanciare.

Un atteggiamento espresso anche dalla ministra italiana alle Politiche Agricole Teresa Bellanova che, in occasione del vertice europeo Agrifish – Onu sui sistemi alimentari dello scorso autunno, ha fortemente premuto sull’importanza di non semplificare i parametri di catalogazione dei prodotti eno-gastronomici, come richiesto da Bruxelles.

Un aspetto che rappresenta un valore aggiunto per i consumatori, ma anche il punto di forza dei prodotti made in Italy, da sempre associati ad una idea di qualità proprio in relazione alla loro dimensione storico-culturale.

D’altro canto, gli Stati Uniti continuano ad essere la nazione più colpita dall’emergenza sanitaria, con ovvie ripercussioni anche per i player internazionali del vino. Le sofferenza del settore della ristorazione coinvolge direttamente i produttori italiani, strettamente legati a quest’ultima su piazze importanti, come quella di New York City e altre celebri metropoli USA.

Le scelte dei consumatori americani ricadono su grandi vini rossi del nord, ma cresce il trend anche di altri importanti vitigni rappresentativi del sud Italia, come l’Aglianico, il Grillo, il Montepulciano d’Abruzzo e il Primitivo. Tuttavia, le performance generali segnano in negativo rispetto allo scorso anno, ma con dovute eccezioni.

Crescono, per esempio, i vini piemontesi e toscani, superando persino i distillati più noti d’Europa. La speranza, adesso, è che altri prodotti possano seguirne la scia.

La ripresa cinese è ad un punto di svolta

Da secondo Paese Target, in testa insieme agli Stati Uniti per importazione di vini italiani, con l’esplodere dell’emergenza la Cina è rapidamente passata alle ultime posizioni per transazioni internazionali nel giro di pochi mesi.

Ma l’Impero del Dragone è tornato a far sentire il proprio peso politico ed economico negli ultimi mesi del 2020, segnando in positivo grazie, anche, a strategie favorevoli nei confronti degli importatori stranieri. Vero è che, sempre di più, la Cina sembra intenzionata ad avviare una propria produzione di vini su larga scala. Fattore che preoccupa, ovviamente, l’intero comparto enoico internazionale.

Altrettanto vera è, però, l’affezione dei consumatori asiatici per l’italian style e i suoi vini, considerati con grande prestigio in particolare dal segmento luxury. In questo senso, proprio la Cina appare il paese più pronto a ripartire nel 2021, ma per ottenere risultati è necessario investire maggiormente nel digitale.

La Pandemia ha accelerato drasticamente la transizione online dei consumatori cinesi, che oggi acquistano praticamente il 95% di beni di consumo, alimentari o di altra natura tramite WeChat, il principale social network del Paese. Restare competitivi significa, quindi, anche posizionarsi in modo intelligente su questa ed altre piattaforme, con strategie sempre più mirate e, soprattutto, digitali.

Un aspetto sul quale altri player di settore, come l’Australia, hanno già iniziato a cimentarsi, con risultati che parlano da soli: su 10 bottiglie acquistate online da consumatori cinesi, 5 provengono dalla nazione oceanica.

Semplice moda o buona strategia? Ci piacerebbe pensare alla prima, ma sappiamo tutti qual è la verità.

Il mercato Russo sarà il più interessante nel 2021

Nella sua “modestia” di consumi (che tanto modesta non è), la Russia rappresenta oggi il primo Paese al mondo per espansione di consumo pro-capite di vino (10% delle bevande alcoliche). Nonostante la preferenza dei consumatori sia ancora molto legata alla birra (85%!), l’Italia del vino ha un vantaggio innegabile rispetto ai suoi competitor.

Il vino italiano, infatti, è cresciuto nella Grande Russia durante il 2020, con percentuali a doppia cifra su spumanti e rossi, scalzando dalle prime posizioni le etichette cilene e australiane e strappando la prima posizione sul podio alla Francia.

Esatto: siamo primi in Russia, ma piano con l’entusiasmo.

La piazza del Cremlino è ancora tutta da guadagnare, se si pensa che dei 13 litri consumati mediamente ogni anno dal pubblico russo, solo 2,6 litri appartengono a prodotti di importazione e, ancora meno di questa percentuale, all’Italia.

In quest’ottica, quindi, l’Italia non deve solo difendere l’attuale 30% di volumi di importazione che ha saputo guadagnare nel corso del 2020, ma implementarlo attraverso strategie in grado di penetrare maggiormente il mercato.

Per vendere vino all’estero occorrono gli strumenti giusti

È innegabile come il successo del vino italiano in Europa e fuori di essa sia strettamente legato all’importanza di ricevere un concreto supporto economico per l’avvio di strategie, necessarie per restare competitivi.

La stessa ministra Bellanova, nel corso dell’evento citato in precedenza, ha ribadito l’importanza di sostegni come l’Ocm Vino Paesi Terzi, in grado di offrire un reale supporto alle cantine che scelgono di intraprendere la via dell’estero. Contributi, però, che di per sé non servono, se non si è in grado di farli fruttare.

Oggi più che mai è fondamentale non sbagliare. Non solo perché un’errata gestione dei fondi messi a disposizione dalla misura Ocm comporta ripercussioni molto gravi, come l’impossibilità di richiedere i medesimi finanziamenti in futuro. Ma, soprattutto, perché in un momento delicato come quello che stiamo vivendo è importante sapere con certezza la strada che si sceglie di intraprendere.

Con i nostri servizi di consulenza per richiesta e acquisizione di fondi Ocm Vino, noi di OcmVino.it siamo pronti a guidare la tua cantina alla scoperta di nuovi e interessanti orizzonti di business. Per crescere insieme e valorizzare il grande nome del vino italiano nel modo, in modo intelligente e competitivo.

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