News 01 | 07 | 2019

Esportare vino all’estero è una strategia che richiede una precisa progettazione. Clausole, norme, accise doganali, obblighi e costi di trasporto sono aspetti spesso diversi per ogni Paese target, e vanno pertanto individuati con cura. Un bravo export manager resterà sempre aggiornato in merito a modifiche e novità del Paese in cui opera, offrendo alla cantina per cui opera anche un servizio di consulenza circa questo aspetto.

Comprendere le condizioni commerciali che regolamentano lo scambio commerciale tra due Paesi significa individuare quali mercati sono più convenienti. Un dettaglio che ti permettere di sviluppare una strategia più focalizzata sull’obiettivo, cioè vendere il maggior numero di bottiglie.

In questo articolo passiamo in rassegna alcuni obblighi e certificati necessari per esportare vino all’estero in diversi Paesi del mondo, partendo naturalmente dall’Italia.

Esportare vino all’estero: documenti e certificazioni

Schematizzando al massimo, potremmo dire che ogni esportazione richiede la produzione di certificati specifici e il pagamento di un dazio calcolato sulla base del totale di merce da introdurre nel Paese target. Molti Paesi, come la Russia, non prevedono tassazione per quantitativi minimi annuali.

In generale, le merci in uscita non sono da considerate imponibili ai fini IVA. Per le merci soggette ad accise è, invece, prevista la restituzione d’imposta.

Alla normale dichiarazione doganale di esportazione corrisponde la sigla “EU1”, per merci dirette verso Paesi EFTA (che appartengono appartengono, cioè, all’Associazione Europea di Libero Scambio, come Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) e “EX1” per spedizioni verso Paesi non EFTA.

È prassi di molti Paesi richiedere dichiarazione doganale comprendente:

  • Partita IVA, recapiti, nome e codice del Paese, dati di spedizione e codice del Paese di spedizione;
  • Fattura Export, comprendente la somma totale della merce;
  • Documenti di trasporto, polizza di carico o lettera di vettura;
  • Analisi di laboratorio;
  • Etichetta con denominazione del prodotto, ingredienti e proporzione degli stessi, data di produzione, conservazione, peso, contatto produttore, licenza, info distributore in lingua;
  • Copia del contratto di vendita o conferma d’ordine e fattura;
  • Certificato sanitario per l’esportazione.

Naturalmente, come detto, non tutti i Paesi richiedono la stessa tipologia di documenti. Alcuni, come la Cina per esempio, non richiedono ancora il cosiddetto “Bioterrorism Act”, invece richiesto da USA e Canada. Infine, le dimensioni e informazioni dell’etichetta devono essere conformi agli standard stabiliti dal Paese target, che possono variare tra loro.

Esportare vino in Stati Uniti e Canada

Il mercato americano è stato recentemente interessato dalle nuove politiche economiche dell’amministrazione Trump. Il presidente americano ha espresso la volontà di rivedere i costi doganali per prodotti provenienti da alcuni Paesi, come Cina e Europa, con pesanti ripercussioni sui mercati internazionali.

Una novità che è stata motivo dall’allarme per le molte aziende italiane, operanti nel settore vinicolo e non, che puntano sulla commercializzazione dei propri prodotti negli Stati Uniti. Non a caso, il tema è stato al centro di un acceso dibattito nel corso dell’ultima edizione del Vinitaly di Verona, dal momento che, proprio l’Italia, è tra i primi Paesi importatori di vino negli States.

Un primato importante, con 1/3 di vino straniero sugli scaffali americani riconducibile ad etichette italiane, che superano di gran lunga quelle Francesi, molto più forti altrove. Nella black list del presidente Trump figurano in special modo spumanti, Marsala, superalcolici, vino pecorino ma anche altre eccellenze gastronomiche del Bel Paese, come formaggi, succhi di frutta e confetture.

Valore complessivo: 4,2 miliardi, per una percentuale che sfiora il 10% del totale delle esportazioni nazionali. Attualmente è stato abolito l’obbligo di far accompagnare i vini con la procedura del Marchio INE, che rimane invece per le esportazioni in Canada, Quebek, Messico.

Esportare vino in Svizzera

La Svizzera ha abolito l’obbligo di certificazione dei vini italiani in esportazione nei suoi confini. Tuttavia, l’importatore potrebbe richiedere tale certificazione per necessità specifiche.

Il mercato di vini italiani in Svizzera rappresenta settore di discreto interesse per il nostro Paese, in questo si parla di una Nazione vicina e agevolata per trasporti e spedizioni, ma al tempo stesso caratterizzata da grandi opportunità di investimento.

La Svizzera è membro dell’EFTA, ma non fa parte dell’Unione Europea. Attualmente tra questo Paese e il resto d’Europa è in vigore un Accordo Bilaterale, entrato in vigore il 1 giugno 2006.

Un Accordo che prevede che le merci provenienti dagli Stati Europei godano di un regime preferenziale. Tale documento è noto come “EUR1”.

Per spedizioni dal valore inferiore ai 6.000 Euro, l’EUR1 può essere sostituito da una dichiarazione dello stesso esportatore, in modo da permettere l’identificazione dei prodotti.

I prodotti vinicoli, sono equiparati al trasporto di qualsiasi altro prodotto alimentare da un altro Paese UE. Necessitano pertanto di informazioni specifiche su contingenti, valore IVA, accise ed eventuali altre tassazioni (extra dazio). Puoi consultare queste informazioni sul sito del dipartimento Federale delle Finanze Sezione Tariffe d’uso in Svizzera TARES.

Esportare vino in Russia

Tra i principali obblighi è richiesta una dichiarazione di conformità EAC del prodotto sulla “sicurezza dei prodotti alimentari e standard tecnici GOST applicabili”. Praticamente una sorta di autocertificazione in cui si evidenzi il rispetto degli standard alimentari richiesti dal Paese, redatta da un importatore locale.

La collaborazione con un partner straniero è inoltre fondamentale per la registrazione del Certificato Statale per la tutela dei consumatori, prevista dalla legge russa.

L’etichetta prodotto impone la presenza di diciture standard, come:

  • nome del prodotto;
  • Paese d’origine;
  • Nome e indirizzo del produttore (la denominazione del produttore può essere scritta anche in caratteri latini);
  • nome imbottigliatore e data imbottigliamento;
  • marchio produttore o di chi commercializza;
  • contenuto di alcol etilico in percentuale sul volume;
  • eventuale contenuto di zucchero o presenza di OGM;
  • avvertenza per i consumatori relativa ai danni causati da un eccessivo consumo di alcol).

È necessario un sample di etichetta da presentare in fase di sdoganamento.

Esportare vino nel mondo: scegli un partner affidabile

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