Numeri e normative per esportare vino negli Stati Uniti

vino italiano stati uniti

Il trend in continua ascesa relativo ai numeri dell’esportazione di vino italiano negli Stati Uniti è un valore che nel 2016, e negli anni che lo hanno preceduto, ha determinato un forte motivo di interesse da parte di professionisti operanti nel settore dell’import – export internazionale, così come in quello della Grande Distribuzione Organizzata.

L’ultimo incremento di fatturato, attestato intorno al +6,59 punti percentuale, registrato nei primi mesi del 2017 a fronte del lavoro svolto nel corso di tutto l’anno precedente, parla di un settore in forte espansione che, come tale, necessita di maggiore attenzione e soprattutto di nuovi e sempre più oculati investimenti per continuare a crescere.

Lo Stato Italiano ricopre attualmente una posizione chiave tra le fila dei prodotti vitivinicoli italiani d’esportazione nel continente americano, e in special modo negli Stati Uniti, dove la stima del fatturato complessivo da questi generato ha raggiunto lo scorso anno la cifra record di 5,8 miliardi di dollari (all’incirca 5,24 miliardi di euro). Di questa cifra il mercato italiano ha rappresentato una discreta fetta valutata intorno a 1,696 milioni di euro.

Nonostante il dato sia pesantemente influenzato da competitor attualmente di maggior rilievo (vini francesi, vini australiani e vini neozelandesi su tutti), e ben lontano da quel +14% di incremento relativo al numero di bottiglie esportate dal nostro Paese nel 2014, il vino italiano sembra continuare ad acquisire sempre maggiore considerazione da parte dei customers d’oltreoceano.

Cultura, finanziamenti e prodotti di alta gamma: i 3 cardini del successo

Se in parte il merito di questo successo è da attribuire al riconosciuto pregio di carattere internazionale dei nostri prodotti d’eccellenza, dall’altro è anche il frutto di una sempre più diffusa opera di alfabetizzazione promossa da professionisti del settore vino, enti e associazioni nei confronti di produttori locali e di rappresentanti della GDO internazionale.

Brand management, accurate strategie di importazione e comunicazione dei prodotti, acquisizione di bandi per il finanziamento di attività di marketing delle cantine e operazioni mirate ad una maggiore competitività sul mercato hanno reso evidente in pochi anni quanto un’oculata gestione delle risorse e una rete di professionisti in grado di operare in sinergia possa effettivamente fare la differenza. Tutto questo al fine di ottimizzare e rafforzare la reputazione del vino italiano nel mercato Statunitense, così come nel resto del Mondo.

L’obiettivo primario sembra ora focalizzato sull’intraprendere un salto di qualità in grado di innalzare il posizionamento del vino italiano negli States da bene di consumo a bene di lusso, potenziando così un potere economico oggi stabilito attorno ad una media di circa 2,89 dollari a bottiglia, contro il prezzo medio di vini francesi, attestato sui 5,12 dollari a bottiglia. Questo perché, come ha ricordato Giuseppe Lo Cascio, esperto di strategie di importazione e distribuzione, durante la conferenza Wine2Wine tenutasi il 7 Dicembre scorso a Verona: “Dati di vendita in mano, alle fasce di prezzo più alte corrispondono tassi di sviluppo più interessanti, con una crescita più spinta tra 10 e 20 dollari”.

Esportare vino italiano negli States: alcuni dettagli da non sottovalutare

Ocmvino.it a USA Trade Tasting 2017

Sei interessato al mercato degli Stati Uniti? Vorresti esportare il tuo prodotto? Ogni anno, a maggio New York ospita l’appuntamento B-to-B dedicato esclusivamente all’export in USA.

L’apertura di un nuovo mercato comporta sempre un’attenta analisi dello stesso, con l’obiettivo di strutturare una chiara strategia di investimento in grado di evitare quanto più possibile dispendio di risorse e pericolosi inconvenienti.

Per ciò che concerne i vini italiani di esportazione, negli Stati Uniti cresce la domanda di prosecco, nonché, al pari di altri mercati, quella di vini biologici.

Le regole per l’esportazione di vino biologico negli States sono però contraddistinte da standard diversi rispetto a quelli del Continente Europeo. Questo perché gli Stati Uniti sono un Paese caratterizzato dalla presenza di Stati federali, ognuno con le proprie leggi, tra cui quelle in materia di prodotti alimentari. A differenza di quelli italiano, i vini biologici americani non sono certificati da una sola ed unica classificazione di mercato, ma esistono tre diverse tipologie di biologico distinte dalle percentuali di ingredienti bio impiegati nella produzione.

Quelli 100% biologici, vini senza solfiti chimici, quelli 95% bio, costituiti dalla presenza dello stesso valore percentuale di ingredienti certificati come biologici, fino a scendere a quelli 75% bio, prodotti a partire sia da uve biologiche che non biologiche.

Il consiglio dell’esperto per esportare di più

Steve Raye, consulente marketing per aziende vitivincole che intendono investire nel mercato statunitense, ricorda che “Se cercate un importatore o un distributore dovete differenziarvi per farvi notare”.

Allo stesso modo, i responsabili VeronaFiere / VinItaly ricordano quanto sia indispensabile: “Costruire un marchio riconoscibile, utilizzare strumenti di marketing non convenzionali come le app del vino e i social media, far valutare e recensire i propri vini da enti indipendenti e riviste per farli conoscere se nuovi e per migliorare la propria reputazione per quelli già presenti sul mercato”.

Tutto questo, come detto in precedenza, previa analisi e studio dell’investimento che si intende effettuare. Ancora meglio se in collaborazione con professionisti del settore in grado di coadiuvare gli imprenditori ad orientarsi all’interno di un mondo sempre più competitivo, ma all’interno del quale da qualche tempo sembra spirare una piacevole brezza di innovazione, favorevole al mercato italiano e ai suoi protagonisti.